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Intervista a Vania Effe (Fazion): quando la Poesia diventa consapevolezza

Intervista Vania Effe

Cari Lettori, oggi voglio aprire la porta ad un mondo meraviglioso che, spesso, passa inosservato, quasi in punta di piedi, nella nostra vita.

Sto parlando della Poesia.

Intendo la “Poesia” che cura, la “Poesia” che parla all’Anima, che spinge il nostro Spirito verso le vibrazioni di un’ottava superiore.

È così che io intendo i versi; tanto più sono profondi e tanto più toccano le corde del nostro subconscio, esattamente come un sasso gettato in un lago dal quale partono cerchi concentrici che corrono verso la riva e che ritornano poi al punto che li ha generati.

Questa è la sensazione che ho avuto personalmente, leggendo i versi di una poetessa contemporanea, cara Amica, con la quale sono entrata sin da subito in risonanza perché lo sguardo è stato comune su alcuni aspetti importanti della vita.

Oggi voglio condividere con voi le sue parole, vibranti, evocative, profonde.

In questi versi si percepisce lo spessore dei suoi valori, la complessità delle esperienze della vita, la rettificazione del dolore, la saggezza, la leggerezza di chi sa attraversare con coraggio i propri deserti dell’Anima per raggiungere l’oasi della consapevolezza.

Vania Effe (Fazion), questo è il suo nome, ha accettato di parlare di sé in queste righe che seguono. Questa è un’intervista non convenzionale…di mediocrità è pieno il mondo e in queste pagine troverete forse qualcosa di scomodo su cui riflettere ma, certamente, sarà un esercizio terapeutico per i nostri sensi intorpiditi dalle convenzioni.

Vorrei prendere spunto per iniziare proprio dai versi di Vania e avvio così, questo viaggio introspettivo. Una sua Poesia introdurrà le domande alle quali lei, generosamente, risponderà offrendoci il suo spaccato di vita.

Intanto ve la presento. Eccola la nostra Poetessa.

Vania Effe

Cominciamo.

“Dicevano che…”

Mi violentarono l’anima dicendo che era amore

Mi stuprarono il cuore raccontando che mi volevano bene, li ringraziai pure.

Ero io che sceglievo loro.

Ora ho bisogno che ogni granello di me si assesti nel modo adeguato.

Mi dispiacerebbe non poter più vedere il colore dei fiori.

Non sentirne il profumo.

Non poter accarezzare lo sguardo di un bimbo.

Non poter tenere per mano il suo cuore.

Mi dispiacerebbe non poter vivere.

Mi dicevano che la vita è complicata, me lo ridicevano.

Troppo spesso aleggiavano queste parole.

Ora sono io che scelgo, non loro.

Vitiana: Cara Vania, a te la parola. Innanzitutto grazie di essere qui con noi. Vorrei cominciare chiedendoti di dirci qualcosa su di te e che tu ci dicessi qual è, per te, il significato del termine “Poesia”.

Vania: Significato del termine POESIA è riduttivo, è qualcosa di vivo, non lo classificherei come semplice espressione vocale. È una forma nobile di vita astratta, palpabile attraverso la scrittura, la stesura della stessa. È sfogliare, spogliare, approfondire, ricercare le emozioni, i sentimenti che si vivono, dai più belli ai più dolorosi. Da Quest’ultimi nasce qualcosa di lucente, che va esternato ….per scegliere di continuare a vivere in maniera più approfondita il proprio io interiore. Io, attraverso la mia scrittura, esprimo il mio vissuto, le mie emozioni più recondite, chi mi legge troverà la mia essenza e scoprirà la propria, se desidera.

Vitiana: Cari Lettori, Vania ci ha regalato anche la sua stupenda voce, in questa intervista. Ve la propongo in un file audio che approfondisce l’argomento ‘Poesia’ e che potete ascoltare cliccando sulla freccia:

 

Vitiana: Puoi darci la tua visione su “Dicevano che…”? Quali sono le emozioni, gli insegnamenti, il messaggio che contiene questa poesia?

Vania: “DICEVANO CHE”, poesia in cui ho esternato e tratto le somme della mia vita. Scelgo sempre di capire, riflettere sul come e sul perché mi sono trovata in certe situazioni. Del perché non sono state accettate le mie scelte di donna. Del perché le mie motivazioni, agli occhi degli altri erano insufficienti ed arrivavano sempre dopo il giudizio altrui. Lo trovo un atteggiamento ingiustificato, puerile, di chi NON ascolta ma decide automaticamente di scegliere per te. Quando la gente ha preteso di scegliere il mio futuro, mi sono accorta che io gli avevo già permesso di scegliere il mio passato. In questa fase mi sono sentita l’anima violentata, l’anima è personale non altrui. Ho accettato ciò che era successo ma non ero più disposta a sottostare a questo tipo di compromessi, quindi mi sono presa le mie responsabilità con o senza il parere altrui. Sono una donna pensante, non un oggetto.

Vitiana: Vania ci ha onorato con le sue riflessioni tramite un audio che vi propongo di seguito. Gustiamo questo suo regalo e immergiamoci nella sua splendida voce.

 

Proseguiamo adesso la conoscenza di Vania, con un’altra sua creatura.

Vania Effe

 

“Occh/io”

Una soffice,intrigante dimensione dell’anima scrutante.

Con lo sguardo mi infilo negli abissi nascosti.

Mi ci tuffo.

Osservo e studio.

So dove mi devo fermare, dove mi voglio fermare.

Croce o delizia?

Dipende da come mi sento, da ciò che desidero.

Un gioco di potere crudele.

Un gioco che non vorrei mai aver imparato.

Leggere è profanare.

Sentire è magia.

Percepire è condanna.

Vitiana: Vania, qual è il ‘gioco che non vorresti mai aver imparato’? Ci racconti perché ‘leggere è profanare, sentire è magia e percepire è condanna?’

Vania: “IL GIOCO DI OCCHI” concentra in pieno l’essenza del mio vivere. Sono un’attenta osservatrice sullo sguardo, sull’atteggiamento, sulle movenze della persona con cui sto parlando, se oltre ad ascoltare osservo la persona, questa si svela ai miei occhi. Ecco perché questo tipo di gioco ha tre elementi fondamentali, che sono: Profanare, nel senso che leggendo lo sguardo entro diretta nell’intimità più profonda della persona. Magia, perché mi rendo conto che focalizzandomi sullo sguardo, scopro occhi puri, veri, onesti. Qualità rare che mi avvicinano ad alcune persone invece di altre. Condanna, perché andare oltre, scopri l’impurità di molti sguardi, la finzione, la frustrazione che esprimono e ciò che vogliono nascondere.

Vitiana: Ecco le riflessioni di Vania sulla Poesia “Occh/io”

 

Proseguiamo, adesso, con un altro brano molto significativo.

“Figlia delle grotte”

Figlia segreta che lentamente scendi le scale, scandendo passi nell’arcano sentiero.

Scivolano le tue mani sull’umida pietra, madido tubo di lava profondo.

Grotta compagna di gelide notti, freddi rumori e amori polari.

Figlia di roccia, levigata da avi millenari, accarezziamoci nel silenzio dell’eco glaciale.

Sfioriamoci nel labirinto del sottosuolo, nell’intimità della madre terra.

Ci sarà il vero contatto.

La magia designata tra me, figlia delle grotte e te, madre della natura sommersa.

Figlia segreta che lentamente sali le scale.

Stanca figura fantasma dal cuore pulsante, come tamburi cherokee che echeggiano tra le pareti.

Sali le scale ed ammira la luce.

I raggi scalderanno la tua pelle, il volto, il tuo cuore.

Sali.

Fanne tesoro per gli anni futuri, ed abbi cura di ciò che hai scoperto.

Vitiana: Bellissima! Vania, parlaci di questi ultimi versi. “Figlia delle grotte” contiene un messaggio molto evocativo, vuoi illustrarcelo?

Vania: “FIGLIA DELLE GROTTE”: Poesia nata da una forte emozione, da un dolore viscerale profondo. Ero stremata psicologicamente e la mia penna mi ha salvato, per l’ennesima volta, attraverso la mia fantasia ho trovato la Forza per continuare, per risalire. Due complici alleate che sostengono la mia voglia di vivere, a discapito di tutto e tutti. Sono una donna fortunata. Quando ripetutamente toccavo il fondo, mi aggrappavo alla luce che sceglievo di vedere, la mia immaginazione creava splendidi film per state meglio. Il dolore lo affronto di petto, ma non mi ci voglio crogiolare. Il fondo l’ho immaginato, come una grotta da cui risalire, osservando una luce forse inesistente, ma reale, talmente reale che mi ha permesso di essere qui a rispondere a te cara Vitiana. Questa è resilienza pura, io sono una donna che non si aspetta nulla da nessuno se non da se stessa.

Da qui nasce il mio motto di Vita: NON ASPETTARTI NIENTE, SONO RESILIENTE.

Non è speranza, è uno stile di scelta di Vita.

Vitiana: Molto, molto interessante questa tua esposizione! Prima di passare al prossimo brano, propongo ai Lettori il file audio di approfondimento che hai realizzato su questi versi

 

Vitiana: Vania, vorrei concludere questo nostro primo incontro, al quale spero ne seguiranno altri con le tue nuove poesie, con un brano che mi ha colpito molto per la sua intensità. Lo leggiamo insieme.

Vania Effe

“Invito al ballo della memoria”

Indosserò un abito da sera elegantissimo di pura seta.

Veli trasparenti che scendono delicatamente su spalle e schiena, nude per l’occasione.

È la cornice che impreziosisce la tela.

Una mise studiata appositamente per me, creata da mani esperte.

Mani che hanno accarezzato i miei giorni.

Occhi che hanno visto i miei sogni colorati di vita, spenti col passare degli anni.

È una serata a cui non posso mancare, ho ricevuto l’invito su un piatto d’argento.

Vestirò l’azzurro del mio cielo per l’occasione, con perle di saggezza ai lobi.

Un anello antico e sconosciuto all’anulare sinistro.

Un fiocco di velluto nero al polso destro in segno di lutto.

Nelle grandi occasioni, bisogna essere provvisti di tutto, porterò con me gioia e dolore.

Non voglio scordare nulla.

Non devo scordare nulla, solo così potremo danzare assieme nel salone della memoria.

Danzeremo tutta la notte, fino alla nuova alba.

Danzeremo così stretti da farci male, sperando di ripetere la stessa scena nelle notti a venire.

Ti ringrazio dell’invito, così atteso e sperato.

Ti ringrazio perché non a tutti è permesso.

Solo a chi si ama veramente, il ballo è concesso.

 

Vitiana: Vania, parlaci di questi versi. Che cos’è il ‘ballo della memoria’?

Vania: “IL BALLO DELLA MEMORIA” è una delle prime scritture per mio Padre. Il libro A Cuore Aperto è dedicato a Lui. È mancato 21 anni fa, è stato il primo uomo importante della mia vita. Parla dell’incontro che farò con lui dopo la vita terrena, di quando balleremo assieme in questa immensa stanza delle nostre memorie. Di ciò che sceglierò di indossare per l’occasione, dal colore dell’abito al tessuto, dall’anello agli orecchini. Parla del mio lutto di Vita  Colorato e Vivo sotto tutte le sue forme. Di tutte le emozioni ed i ricordi che vivremo assieme quell’istante. Lui nei sogni mi ha sostenuto sempre, mi ha dato la forza per aprire gli occhi tutte le mattine e credere nel nuovo giorno che mi aspettava.

Vitiana: Una figura molto importante della tua vita. La sua presenza è stata determinante per la tua consapevolezza. Tutto l’affetto e la stima che hai per lui emerge in questi versi e nelle tue parole. Voglio però permettere ai Lettori di ascoltare anche la tua voce su questo, condividendo i tuoi pensieri con questo audio:

 

Cara Vania, voglio ringraziarti dal profondo per averci permesso di ‘conoscerti’ di apprezzare la tua intima forza di Donna, la tua profondità di pensiero e la tua testimonianza di Vita. Questa tua visione è determinante in questo periodo di aridità diffusa, dove tutto è apparenza e dove ogni cosa deve essere spettacolarizzata. La tua presenza impalpabile, la tua ‘forte delicatezza’, ci aiuta a riappacificarci con la durezza della vita.

Essere resilienti non deve necessariamente obbligarci ad un atteggiamento combattivo (seppure a volte sia necessario). Essere resilienti nei confronti delle nostre stesse paure, dei nostri condizionamenti interiori, piuttosto, è una delle strade utili da percorrere.

Ci hai insegnato che crocifiggerci non è sano, che annullarsi non è utile e che credere in se stessi è fondamentale.

Grazie per questa ‘lezione di Vita’, te ne siamo grati.

Cari Lettori, spero che questa testimonianza possa darvi spunti di riflessione e che vi scaldi il cuore…

A presto cara Vania e ancora ‘GRAZIE’!

Con affetto da me, Vania a tutti voi!

 

Buona Vita!

 

Vitiana Paola Montana

Counselor & Kabalistic Coaching(c)

www.vitianapaolamontana.it

 

 

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