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Quando la fotografia racchiude la capacità di cogliere l’infinito nel quotidiano.

“La quotidianità nasconde situazioni apparentemente insignificanti, mutano silenziosamente il loro aspetto, è il tempo che le attraversa, le consuma, le investe, le illumina di una patina soffusa…le trasforma in un’occasione che svela al nostro sguardo la loro quintessenza… la loro INATTESA BELLEZZA.”

Paola Tazzini Cha

Cari Lettori, è con vero piacere che oggi voglio parlarvi di un’artista molto particolare.

Paola Tazzini Cha è una fotografa che va oltre l’immagine. E che la sua percezione del mondo e della realtà più vicina a noi sia proiettata verso una matura consapevolezza, lo dimostra la frase che avete letto in apertura: una sua profonda ‘definizione’ del suo approccio al reale.

In questa intervista ci fa dono di alcune sue opere, dal carico emotivo molto forte, e per le quali ci esprimerà il suo punto di vista di artista alla perenne ricerca dello scatto perfetto, quello capace di cogliere l’immagine nel suo momento di massima espressione, vibrante e avvolgente.

Voglio prima di tutto ringraziarla per essere qui con noi a trasmetterci ‘bellezza e armonia’ con il suo lavoro, ma anche riflessione, crescita, evoluzione; perché in realtà di questo si tratta, come avremo modo di sentire dalle sue parole.

Eccola, ve la presento!


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

Vitiana: Paola, benvenuta! Un grazie di cuore per averci concesso questa intervista. Vorresti dirci qualcosa di te e del tuo lavoro? Come e quando hai iniziato ad appassionarti alla fotografia?

Paola: Buongiorno Vitiana, grazie a te per questa chiacchierata, la prendo come un’opportunità per un confronto con me stessa a cui spesso sfuggo! Per rispondere alla tua domanda posso dirti che la fotografia è arrivata a momenti alterni nella mia vita ed è iniziata con la fascinazione assoluta per una vecchia rolley flex passando attraverso un tradimento, il teatro, in un momento in cui pensavo di dedicargli tutta la mia vita.

Poi è tornata con una scuola che inizialmente era un ripiego e poi un’accettazione e infine un innamoramento dovuto più alla frequentazione dei corsi e alla conoscenza di tutti i partecipanti che alla pratica in sé: mi hanno insegnato ad amare la fotografia! Il dopo è stato un prendi e molla fino al giorno in cui ho deciso di farne un’attività (ormai più di 18 anni fa) con tutti i crismi, con cui ancora oggi litigo tra dubbi e paure quotidiane.

Vitiana: Comprendo molto bene quanto dici a proposito dello sfuggire ai confronti con noi stessi. Parlare di sé e del proprio lavoro non sempre è facile, specialmente quando ciò che facciamo è parte integrante della nostra passione. Paola il tuo lavoro è molto particolare. Gli scatti che ci stai regalando hanno secondo me una vita propria. Io e i Lettori siamo molto curiosi di sapere come nasce la tua ispirazione. Che cosa ti emoziona al punto da essere immortalato in una foto?

Paola: Tutto mi emoziona, nel bene o nel male, solitamente fotografo tutto ciò che mi attrae, in seguito scarto o approfondisco l’idea, spesso è la luce che mi chiama. A volte sono gli altri a farmi notare qualcosa, a portarmi i soggetti, il processo che poi li inserisce in un’immagine è assolutamente spontaneo, spesso questi soggetti sono fotografati esattamente dove li trovo, come nel caso di ‘Tools’ o ‘L’inattesa Bellezza’ e non potrebbe essere altrimenti, sarebbe come fotografare un naso staccato dalla faccia.

Altri invece devono essere decontestualizzati per essere collocati in uno spazio immaginifico, senza tempo, perché ognuno possa leggerli come meglio ritiene opportuno, affinché possa lasciare affiorare le proprie emozioni, le proprie visioni, come nel caso di ‘Hertz’ o ‘La consapevolezza del seme’ di cui vi anticipo il titolo e che al momento preferisco non svelare, è ancora un work in progress e sono molto emozionata al pensiero di lavorare su questo progetto. Se avrai voglia lo sveleremo più avanti quando sarà completo e concluso.

Vitiana: In effetti si tratta di un legame particolare con la realtà, penso. Gli stimoli ai quali rispondi, sia in modo diretto come pure su input esterni, giocano un ruolo decisivo per la scelta della rappresentazione creativa dell’immagine che ti ha catturata. Vorrei adesso presentare ai Lettori, il tuo ‘viaggio’ espressivo, scandito dagli scatti che ci hai generosamente regalato. La prima foto: Hertz. Questa foto racchiude sensazioni ed emozioni che hanno sicuramente una radice robusta nel tuo passato personale e professionale. La frase di Kandinsky che tu stessa hai assegnato a questo studio di ‘insiemi floreali’ parla da sola ma vorremmo che tu ci aiutassi ad addentrarci nel significato profondo di questa immagine.


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

“Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde.”

V. Kandinsky

Paola: Hertz è un lavoro di cui non è facile parlare. Credo che ciò sia dovuto al fatto che in realtà, è un’evoluzione personale, una sintesi, un estratto di un lavoro molto più vasto che si chiamava ‘Like a Bee’ e che voleva ricreare l’emozione di un insetto di fronte alla magnificenza di un fiore: gli odori, i colori, i sapori che ne percepisce, il calore, la vibrazione che lo investono; e man mano che la produzione fotografica aumentava capivo che dentro l’anima di un fiore, nel suo disegno, nella sua struttura c’è il ritratto dell’universo.

Gli alchimisti definiscono questo concetto sostenendo che nel microcosmo si trova il macrocosmo e viceversa, e questo in sostanza è quello che vuole raccontare questo lavoro, ma quei colori, la visione continua di quelle immagini avevano anche un effetto meraviglioso sul mio stato d’animo: continuando a guardarli, a sfogliare le fotografie, quando chiudevo gli occhi continuavo a vederli, ed era così che per un momento, a volte per qualche ora, potevo lasciami distrarre dal tormento della vita quotidiana che allora non mi dava pace.

Un effetto terapeutico, in maniera empirica sperimentavo la cromoterapia, che al tempo era una pratica di cui non si sentiva molto parlare e che adesso sembrano discorsi scontati, quasi banali, perché ormai sono entrati dentro di noi per osmosi, fanno parte della nostra pelle, sono come il colore delle nostre cornee. Approfondendo poi l’argomento ho voluto attribuire una frequenza precisa ad ogni colore, perché ogni stato della nostra coscienza vibra ad una determinata frequenza, quindi ogni colore ha un’influenza specifica sui nostri stati interiori.

Vitiana: E non mi ero sbagliata! Già da queste tue prime riflessioni tutti noi possiamo cogliere la mole di lavoro recondito che si nasconde dietro uno scatto complesso come Hertz. La percezione che permette di cogliere la perfezione della natura, dell’Universo, rappresenta in modo egregio la sensibilità di chi si accosta con occhio attento alla manifestazione complessa della realtà. A volte si vive questa condizione come un tormento, un qualcosa che poi, inevitabilmente sfocia in ‘arte’ ma possiamo capire che non sia una condizione facile. L’artista vede cose che la gente comune non riesce a cogliere e, grazie a questo, può fare dono di sé attraverso la sua arte!

Passiamo adesso ad un altro particolare del tuo percorso professionale ed evolutivo: Tools.


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

“Tutto ivi è grande e aspro e solenne. L’aspetto delle montagne biancheggianti, gli immani blocchi giacenti, il rombo delle mine e il picchiar vasto dei martelli, i cumuli immensi di detriti che danno visibile testimonianza dell’antichità delle cave, della millenaria fatica che l’uomo vi ha durata attorno.”

A. Wildt

Vitiana: Grazie per averci fatto conoscere Wildt, scultore e disegnatore. Per i Lettori che volessero approfondire qui la biografia dell’artista citato da Paola: https://it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Wildt. 

Questo tuo lavoro mostra una ricerca particolare dove viene enfatizzato il dettaglio; quasi una visione mirata ad estrarre l’anima dello strumento. Puoi dirci qualcosa di più?

Paola: Tools è un omaggio alla grande fatica di un mondo sconosciuto, quello di chi sta dietro le quinte, di quelli che non si prendono mai il merito, di quelli che si spaccano le mani in una materia così dura e pura come il marmo per creare quelle grandi sfide che gli artisti si propongono di realizzare. Alcuni fanno da sé, da sempre, sin dall’inizio, molti, troppi oggi ormai, fanno fare ad un robot. E il robot porterà solo all’inevitabile perdita del come si usano certi strumenti che ormai sono ad appannaggio di pochi.

Frequentando questi ambienti quotidianamente, scorgi un sapere ancora più antico che è quello del ‘saper fare con quello che c’è’ e di DOVER FARE con quello che c’è, così anche quelli che a te sembrano pezzi di legno buoni per il fuoco in realtà sono ‘strumenti’, sono zeppe che servono a tenere fermo il lavoro; che due chiodi, tra cui tu immagini un dialogo come quando due vecchiette fanno i gomitoli, in realtà servono a fissare una distanza precisa a cui tagliare legno, marmo, o quel che serve al momento, un po’ come le tacche sul bancone del sarto!

Wildt ha riconosciuto il merito a questi maestri scalpellini nel suo libro ‘l’Arte del Marmo’ e anche Giò Pomodoro in un piccolo saggio ha voluto rendere un tributo alle antiche maestranze che si trovano qua in Versilia, dove si mangia pane e marmo da migliaia di anni.

Nel mio piccolo ho voluto rendere questo omaggio con le immagini di questi strumenti in una collettiva che si è tenuta a New York nel 2014, organizzata dall’ABCStone, azienda leader nella lavorazione e vendita di marmo negli USA, che, insieme alla New York Academy of Art, sostiene un progetto finalizzato alla realizzazione di scultura in marmo: il Merit Award. Questo premio offre ai due artisti più meritevoli che frequentano l’accademia di partecipare ad un residency di due settimane a Carrara per imparare a scolpire il marmo. Dalla seconda edizione mi occupo del reportage sul lavoro degli studenti qui in Italia e della realizzazione di un catalogo riassuntivo della loro esperienza che viene pubblicato ogni anno nell’evento che si tiene a Brooklyn per presentare i lavori degli studenti dell’anno precedente e i partecipanti all’edizione successiva.

Vitiana: Caspita! New York Academy of Art! Si tratta di un’esperienza molto importante e di sicuro impatto per lo sviluppo dell’alfabetizzazione della cultura sul nostro territorio. In merito alla meccanizzazione, ai robot, hai toccato un argomento molto sentito, al giorno d’oggi. Il rapporto uomo-macchina sta sconfinando in territori difficili da gestire, complici la presunta ‘produttività’ tanto cara all’industria, anche quella dell’arte moderna, ma così distruttiva per la crescita ed espressione libera della vena creativa dell’artista. Ci auguriamo, seppure con scarse possibilità, di assistere ad un’inversione di tendenza, portata avanti con coraggio dai soliti ‘pochi’.

Vorrei adesso presentare ai Lettori, la tua prossima foto dal titolo:

‘L’inattesa bellezza – Galvanica’


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

“L’occhio vede ciò che la mente conosce.”

Goethe

Paola: Ho scelto per questo lavoro una frase di Goethe che mette in evidenza i limiti della nostra percezione e della nostra visione di fronte a ciò che non si conosce, a cui spesso ci si pone o con un rifiuto o con l’indifferenza.

È grazie alla propria capacità visionaria di trascendere le cose che ci circondano che siamo in grado di apprezzare e percepire il mondo…un giornale, un cellophane, il fondale di un fiume…cose che sono nel nostro quotidiano, possono cambiare completamente aspetto e portare un messaggio poetico, manifestare la loro bellezza in modo inaspettato.  Mi capita in certe situazioni, di sentirmi osservata da ciò che poi fotograferò, l’occhio cade dove la luce fa la differenza, c’è un’altra energia, la poesia che solo il tuo daimon ti può chiamare ad osservare!

E quindi capisci che non basta conoscere la fotografia, quello che fa la fotografia è il tuo occhio, la porzione di mondo che ritaglia, e che quella selezione dipende dalla tua cultura, dalla tua crescita personale, dall’educazione, dalla sensibilità, dalla tua percezione e sintesi del mondo, è la grammatica delle tue sensazioni, degli istinti e delle paure.

Mi commuovo mentre ti dico tutto questo, un po’ perché ti sto svelando parti profonde di me, il motore delle mie immagini, un po’ perché mi sento fortunata a poter fare quello che faccio, un privilegio delicato che rischia di essere investito dalla quotidianità, dalla contingenza, a volte scompare, si affievolisce, a volte lo distruggo, perché la vita cambia e ti cambia, ma qualche parola, alcune immagini, continuano ad accompagnarti, a determinare la misura dei tuoi passi e delle tue visioni, sopravvivono nonostante le nostre epurazioni ed è lì che l’energia si rinnova, l’ispirazione si rinforza e trova ancora il coraggio di esprimersi in attesa che poi possa avere voce, nella consapevolezza che non potresti fare altro e che tutto questo fa troppo parte di te!

Vitiana: Non ho parole! Emozione pura che parla all’Anima! Ecco come dovrebbe essere spiegata l’arte. Grazie Paola! Ci stai dando una lezione magistrale su ciò che è importante nella vita. È un dono prezioso perché tocca i punti cardine dell’evoluzione interiore di una persona. Attraverso le tue riflessioni, le tue emozioni, ci stai guidando verso un’interpretazione dell’arte (e della Vita) molto profonda. Arte intesa come espressione di sé ma anche come strumento per indicare ‘la Via’ della propria scoperta interiore. Bellissimo! E dopo questo tuo emozionante inciso, vorrei presentare ai Lettori la tua prossima foto dal titolo: “Mani”

“Mani”


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

“Ci sono immagini che non sempre nascono da un progetto preciso, semplicemente arrivano! Sono sempre state lì di fronte a te, nel luogo in cui lavori o dove spesso ti trovi ad aspettare.”

Paola Tazzini Cha

 

Vitiana: Paola, questa foto esprime ancora un altro concetto legato secondo me, alla capacità di ‘essere nel presente’. Il fatto che tu dica nella frase a corredo dell’immagine che quelle immagini ‘sono sempre state lì, di fronte a te’ e che tu all’improvviso le ‘scorga’, ci porta a pensare agli insegnamenti dei maestri buddisti, che predicano la ‘presenza’ come esercizio primario per lo sviluppo della consapevolezza. Che cosa pensi in proposito?”

Paola: Riuscire ad accettare il concetto di presente non è proprio dell’uomo occidentale, non rientra nella nostra cultura così radicata nel passato con le nostre convinzioni, e proiettata nel futuro con le nostre nevrosi. I latini dicevano Hic et Nunc (qui ed ora) per dare perentorietà ad una qualsiasi cosa che doveva essere fatta e non poteva essere rimandata, ma Orazio estendeva il significato di queste due parole a dei valori più profondi; in breve, riconduceva l’hic ad uno spazio dove l’artista, il poeta nel suo caso, poteva trovare conforto dalle fatiche del presente, uno spazio in cui poter stare con gli amici, con la persona che si ama, ecc, e il nunc ad un elemento temporale che altro non è che un proprio tempo interiore per dimenticare il tempo che inesorabilmente passa e che non torna più.

In questo senso queste immagini stanno nel presente, come una fuga, un ristoro alle frustrazioni di un presente che ci vuole sempre ‘più’… più bravi, più preparati, più veloci, più furbi! Allora si, in questo senso voglio fare un passo indietro, verso un altro tempo, un presente interiore, dove il tempo è concepito come valore assoluto da non sprecare, dove gli oggetti esprimono la propria anima, la propria vibrazione, il loro essere presenti a loro stessi, e manifestarsi a te in quel preciso momento, n’è prima n’è dopo, perché come sai meglio di me, le cose accadono nel momento esatto in cui devono accadere, anche una foto!

Vitiana: Ci hai espresso alcuni dei concetti più ostici da assimilare in modo molto semplice e, al tempo stesso, chiarissimo. L’attuale competizione fomentata in modo sistematico dalla società attuale (e rafforzata dai media, sia ben chiaro), ha proprio lo scopo, secondo me, di tenere sotto scacco l’intelligenza delle persone, così da ridurne il più possibile, la capacità critica. Si sa, a delle menti ‘addormentate’ si può trasmettere di tutto. Questo argomento però rischierebbe di portarci fuori tema ed io preferisco ritornare sul tuo lavoro così profondo, che ha il merito di attaccare frontalmente questo intorpidimento delle coscienze. Questa è la missione dell’artista: risvegliare negli altri l’intelligenza emotiva, tanto pericolosa per chi ci vuole ciechi, sordi e inariditi per poterci controllare al meglio. Passiamo adesso ad un’altra tappa della tua evoluzione interiore, che ha trovato espressione a carattere professionale nei tuoi scatti. Una foto molto evocativa dal titolo: “Papaveri”.

“Papaveri”


“Foto di Paola Tazzini Cha©, per gentile concessione – http://www.paolatazzinicha.com/
Tutti i diritti riservati”

CUORE INGRATO

“C’è un amore che è ingiusto più di ogni altro, più dell’Amore tradito, dell’Amore non corrisposto, è l’Amore che non ha avuto Tempo.

È quell’amore grande che si pensa non finire mai. È l’amore felice dei genitori e dei figli, l’amore felice di due amanti che finalmente si sono incontrati,l’amore felice che riempie i tuoi vuoti, che apre tutte le strade, che rende merito all’attesa.

É il cuore gonfio di gioia, che si rigenera, che finalmente ama. Ma il destino a volte è ingiusto e così come d’un tratto tutto arriva, d’un tratto tutto finisce. Il tempo che avevi a disposizione lascia spazio ad un vano presente dove la ricchezza del passato mette ancora più in evidenza l’inutilità del futuro.

Vivere il presente resta quindi l’opportunità per non lasciare che un Amore abbia un tempo, lasciarlo fuori dalle ovvietà e viverlo sempre e solo nel tuo presente, come un dono.”

Paola Tazzini Cha

Vitiana: Permettimi di dirti che questa è poesia pura! Questi versi, accompagnando l’immagine, arrivano direttamente alla coscienza. Si tratta di una dote particolare che tu possiedi. Molto spesso gli artisti si esprimono in direzioni unilaterali ma, nel tuo caso, il prodotto della tua arte è quasi canalizzato tramite la parte superiore della coscienza; quella parte di noi che è più vicina al cosiddetto Sé Superiore che sa quale sia il nostro reale percorso di Vita. Una qualità rara, capace di scuotere l’intelletto dal torpore culturale del momento. Abbiamo bisogno di artisti del tuo calibro! Che cosa vuoi dirci a proposito di questo scatto?

Paola: Le immagini scelte per questo lavoro sono state realizzate nel cimitero di Staglieno a Genova, un cimitero monumentale che è una vera e propria immersione nell’arte funeraria monumentale della seconda metà dell’ottocento. E’ un cimitero molto suggestivo, per le storie che si porta dentro e per un aspetto romantico e poetico della morte che oggi è venuto a mancare, è inevitabile leggere gli epigrafi sulle lapidi di bambini strappati troppo presto all’amore dei genitori, dei mariti e delle mogli che hanno lasciato un segno così grande nel cuore delle persone che sono rimaste che hanno sentito il bisogno di renderli ‘immortali’ in qualche modo, chi attraverso un monumento, chi con un piccolo bassorilievo, una frase scolpita, un pensiero, un omaggio.

Anche le lapidi più vuote sono riuscite a conservare qualcosa di poetico, non per quella patina che il tempo gli ha cucito addosso, ma forse perché era tutto più sentito, sicuramente più rispettoso e più amorevole anche nei confronti della morte. Ho quindi voluto dedicare un pensiero a tutti quei cuori che non hanno avuto il tempo di amare perché il destino aveva altri piani.

Bene cari Lettori, oggi abbiamo davvero imparato qualcosa di importante che può fare la differenza nel nostro quotidiano.

Abbiamo imparato, tramite le foto e le parole di Paola Tazzini Cha che, essere presenti, consapevoli e attenti ai movimenti dell’Anima, è la chiave per un’evoluzione cosciente del valore intrinseco della nostra impronta individuale in questo piano di esistenza.

L’immagine, archetipo legato a modelli universali, è uno dei veicoli che permette al nostro Sé Superiore di affacciarsi su dimensioni sconosciute. Le immagini di Paola Tazzini Cha sono come ‘specchi’ esseni: dei veri portali attraverso i quali la coscienza può evolvere.

Un grazie di vero cuore a Paola per questo dono e per il suo lavoro che speriamo di poter ammirare ancora in un futuro prossimo.

Potete contattare Paola Tazzini Cha qui: http://www.paolatazzinicha.com/

A voi Lettori, un caro saluto e a presto.

 

Vitiana Paola Montana

Counselor & Kabalistic Coaching©

www.vitianapaolamontana.it

 

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