Conosci la tua “essenza”?

chi-sei-veramenteChi sei? Qual è la tua essenza?

Se tu un giorno venissi spogliato di tutto ciò che ti rappresenta, se tu perdessi tutto ciò che possiedi, se ti ritrovassi in una terra sconosciuta, privo di tutto ciò che attesta/dimostra qual è il tuo nome, la tua origine, la tua storia…se tu perdessi tutto questo…come ti definiresti? Chi “saresti”?

Questa domanda non è poi così assurda, se ci pensiamo bene.

Sei “tu” o sei la somma delle tue “esperienze”?

Molto probabilmente, tutti noi siamo il risultato di una “immagine di noi stessi” che abbiamo costruito nel tempo e che potrebbe essere la somma di una serie di “ruoli” impersonati fino ad ora, a seconda delle circostanze. Potrebbe essere un elenco interminabile di maschere che abbiamo indossato a seconda delle occasioni e che, stratificandosi nel tempo, sono diventate una sorta di estensione di noi stessi, portandoci a credere di “essere” quella precisa “maschera”, relativamente a come si sono evolute le nostre vite. Se partissimo da zero, se annullassimo tutto ciò che siamo ora, se fossimo colpiti da una totale amnesia, che cosa accadrebbe? Quale percezione avremmo di noi? Molto spesso siamo portati a definirci tramite luoghi comuni: a volte appresi a volte adottati in modo passivo, dalla società che ce li suggerisce. Ci incaselliamo da soli, creando etichette limitanti per ciò che siamo, per ciò che proviamo. Sviluppiamo “un’abitudine a noi stessi” rassicurante, che ci facilita la descrizione di quello che siamo, che ci tranquillizza collocandoci in un ruolo. Non è sbagliato cercare di definirsi, è sbagliato il modo in cui lo facciamo se permettiamo ai condizionamenti di parlare per noi.chi-sei-veramente

E i condizionamenti sono una merce a buon mercato che troviamo distribuita un po’ dappertutto. Sono come i prodotti in sconto al supermercato. Sono a basso costo: abbordabili da tutti, convenienti; sono vantaggiosi. si risparmia fatica, impegno, sono già confezionati, pronti all’uso, nessun impegno per raccoglierli, prepararli, cucinarli, inscatolarli.

Basta allungare la mano e metterli nel carrello. La spesa per una “identità” confezionata. Dallo scaffale della motivazione, possiamo scegliere un’infinità di ghiottonerie; una confezione di assertività, una di autostima, una di focalizzazione. Poi passiamo al reparto “realizzazione” e infiliamo nel carrello una o due confezioni di “sogni” strutturati e “obiettivi” scelti. Abbiamo pescato da una montagna di offerte che ci sono state propinate da una proposta commerciale gigantesca. Una proposta commerciale basata sull’eccesso di offerta di non si sa che cosa; forse di bisogni creati ad hoc.

La realtà è che anche in questo caso, molto probabilmente, siamo stati condizionati e ciò concorre a creare ancora altre “maschere”, ancora altre “finte” necessità. Secondo i parametri standard, quelli promossi dal trend di mercato, ci sono delle linee guida per “sentirsi realizzati” e qui, i condizionamenti, la fanno da padrone. Siamo certi che alcune “mode” legate al cosiddetto “miglioramento personale”, non siano in realtà bisogni “creati” ad hoc per supportare un mercato preciso? “Nosce te ipsum”, “conosci te stesso” recita la scritta che sta sul fronte dell’Oracolo di Delfi. Si tratta di indagare dentro di noi, scavando con fiducia, nell’intento di trovare “chi siamo” veramente e non chi vorrebbero farci “diventare”.

Chi e che cosa vogliono che “tu sia”?

chi-sei-tu-veramenteChe cosa vogliono che “tu sia”? Qui ci addentriamo in un ginepraio assai complesso, che trattare in modo esaustivo in questo articolo risulterebbe complicato. Mi limiterò a suggerirvi alcune riflessioni in merito. La situazione odierna, a livello sociale, culturale ed economico si basa su dinamiche costruite ad arte negli ultimi cinquanta anni da chi si è succeduto nel tempo ai governi dei paesi più importanti al mondo.

Senza entrare nel dettaglio possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che si è cercato di pilotare l’evoluzione dell’individuo verso una condizione di completo asservimento al sistema distorto. Mai sentito parlare della teoria della “Finestra di Overton”? Ve la spiega brevemente questo video che vi consiglio caldamente di guardare sino in fondo. E’ l’unica spiegazione completa che può aiutarci a comprendere come eventi, fenomeni sociali, culturali e politici, siano tarati con precisione chirurgica per fare in modo che noi tutti ci uniformiamo “volontariamente” a certe esigenze di chi muove i fili. Seguite il video…ci ritroviamo più sotto, nell’articolo che continua…

Bene, quello che avete visto è solo uno dei tasselli che vanno a comporre un panorama ben più complesso e articolato di manipolazione a livello subliminale alla quale siamo costantemente sottoposti senza neppure rendercene conto. Questa sistematica “riformulazione” sociale che i governi hanno progettato al solo scopo di ottenere dei vantaggi, ovviamente a nostre spese e quando dico “nostre” intendo parlare di tutti gli esseri del pianeta, parte da lontano.

Si è attestata all’interno della struttura sociale sin da quando è iniziato lo spopolamento delle campagne negli anni 50/60, a favore del lavoro in fabbrica, con l’illusione del benessere economico. Parallelamente, si riformulavano anche i testi di storia e la struttura scolastica, in modo da “formare” un quid potentissimo che avrebbe spinto l’individuo a “credere” che quello era progresso. Non sto ovviamente dicendo che occorre tornare al paleolitico per riprenderci il nostro potere personale. E’ però indispensabile che, quanto prima, ciascuno di noi re-impari a pensare con la propria testa. Ecco. L’unico modo che abbiamo per contrastare questa gestione invasiva delle nostre vite, è quello di fermarci e chiederci “chi siamo”. E’ una domanda fondamentale perché, porsi questa domanda, interrompe il rumore di fondo di quel gigantesco carrozzone sul quale ci hanno indotti a salire.

Se ancora avessimo dei dubbi, Noam Chomsky, che non è certo il primo sprovveduto che passa, ci fornisce altre delucidazioni in proposito. Ascoltate qui, a conferma della teoria della “finestra di Overton”:

E allora: la società, i media, il sistema, vogliono che noi siamo… accondiscendenti su tutto ciò che ci viene propinato, obbedienti verso le richieste che ci vengono fatte e possibilmente attivi nel perseguire i “loro” obiettivi. Questo tipo di manipolazione contribuisce a spostare l’ideologia della massa dove vuole il regime/sistema. Cosa possiamo fare? Possiamo svegliarci, scuoterci dal torpore intellettivo e iniziarea domandarci “chi siamo”.

Che cosa vuol dire “chi sono”?

Perché vi ho parlato della “finestra di Overton” e della manipolazione a livello socio-culturale? Perchè è da lì che dobbiamo partire per sapere veramente “chi siamo”. Dobbiamo scrostarci di dosso le calcificazioni che ci hanno stratificato in anni e anni di condizionamenti, di devianze emotive e di ribaltamento dei valori di base, di creazione di bisogni superflui. Dobbiamo scoprire “chi siamo” realmente e rifiutarci di essere come hanno stabilito di farci “diventare”.

Lo scopo di questo articolo è quello di invitare ad una riflessione profonda, drastica, radicale su tutto quello a cui stiamo assistendo, sotto “tutti” i punti di vista. I criteri base sui quali individuare chi siamo interiormente, chi siamo nel profondo, non sono legati al nostro lavoro (se lo abbiamo), non ai nostri possedimenti (se ne abbiamo), non ai nostri legami, non alle relazioni. Ciò che siamo è direttamente collegato al valore intrinseco che abbiamo in quanto esseri umani. Come fare, per scoprire “chi sei” veramente? Su che cosa basare la propria individuazione di sé? Chi sono io?

Si tratta di un percorso che ciascuno di noi può avviare nell’immediato. Tutti possiamo interrogarci sulla vita che stiamo conducendo, per verificare se è davvero ciò che volevamo fare, se i ritmi e i meccanismi che abbiamo accettato di fare nostri corrispondono veramente a ciò che abbiamo scelto. Se ciò che facciamo, se ciò che ci sembra di aver costruito è realmente il frutto di un nostro desiderio profondo e non il prodotto di decenni di condizionamento e manipolazione. Le persone nate negli anni tra il 1950 e il 1965, hanno la possibilità di trovare molti riscontri in queste righe. Per le ultime generazioni, purtroppo, sarà un po’ più difficile comprendere, ma per fortuna esiste l’informazione libera che consente di arrivare a mettere insieme le risposte che servono per cambiare.

Come procedere per osservare “chi sei”, per capire quali sono i tuoi veri contenuti, i tuoi veri desideri, i tuoi veri pensieri? Occorre distaccarsi da tutto ciò a cui stiamo assistendo sotto tutti i profili: politico, economico, sociale, culturale e soprattutto etico, per valutare se quello che ci viene detto corrisponde ai nostri valori di base, se ha un senso, se risponde al concetto di “vita” e non di distruzione, di morte, di annullamento.  Questo distaccarsi è il miglior modo per non subire passivamente quello che ci viene propinato senza vagliarlo attraverso il setaccio della nostra intelligenza, alla quale tutti questi sistemi attentano ogni giorno per fare in modo che venga intorpidita.

distacco-e-consapevolezzaL’invito a chiedersi “chi sono” è una proposta per riprendersi il proprio potere personale. Il potere personale a cui mi riferisco non è una qualità che viene utilizzata per affermarsi o raggiungere i famigerati “obiettivi”. Si tratta di una consapevolezza di sé che ci riporta al nostro nucleo. Si tratta di fermarsi e di osservare attentamente tutto quello che fa parte del nostro mondo e capire da dove è arrivato, perché lo abbiamo accettato nella nostra vita. Si tratta di capire che cosa vogliamo essere, come vogliamo vivere e avere il coraggio di guardare spietatamente in faccia la realtà delle cose senza ricorrere ai “si, però” o ai “si, ma come faccio a”.

Oggi più che mai è importante andare all’essenza delle cose e chiedersi sempre se, quello che scegliamo di fare, è orginato da una scelta consapevole o è la conseguenza di obblighi morali e materiali “truccati” da obiettivi. Come avete potuto valutare voi stessi, nei video che vi ho proposto poco sopra, spesso il quadro culturale e sociale, opportunamente condizionato, produce delle “linee di tendenza” per stili di vita auspicabili che si rivelano, poi, nettamente in contrasto con i valori di base fondamentali per l’individuo. Per ottenere un determinato status, un beneficio, oppure come per molte persone, adesso, la sola “sopravvivenza”, si è spinti a fare sempre di più, in una spirale distruttiva che coinvolge non solo gli individui ma tutto il pianeta.

In questo articolo non ci sono soluzioni preconfezionate ma un forte invito a riflettere su tutto ciò che viene proiettato sul maxi-schermo sociale, ogni giorno. Pensate. Pensare, riflettere con lucidità e farsi le giuste domande è l’unico modo per arrivare a capire che cosa è bene per noi. Come dico spesso: “nel suo intimo ciascuno sa”…e non è lo slogan pubblicitario di un detergente intimo… 🙂

Del resto, anche un nostro amico, molti anni fa disse qualcosa di simile:

“Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare.”

Socrate

Quindi domandati “chi sei”, “che cosa stai facendo realmente nella tua vita”, “che cosa vuoi che sia la tua vita”.  Forse non troverai subito delle risposte, ma la cosa importante è che tu non deleghi queste risposte ad altri.

Usa la tua intelligenza per cambiare.

Buona Vita!

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