La “Visione Interiore”: credere in ciò che siamo  e sogniamo.

Non avere mai paura delle Ombre. Significano solamente che c’è della Luce che splende lì vicino.”

Ruth Renkel

curare i propri valori interiori

 

Che cos’è la nostra “Visione Interiore”?

La nostra visione interiore è una sorta di immagine di noi stessi che aspira alla sua massima espressione. Quello che sentiamo nel profondo del nostro cuore, è il richiamo a manifestare la scintilla divina contenuta nella nostra Anima.

Questa “sensazione” che noi siamo qualcosa di più della nostra quotidianità, delle nostre abitudini, delle nostre conoscenze, è molto più reale e concreta di quanto possiamo immaginare. Lo psicologo James Hillman chiamava questa sensazione “daimon”. Il “daimon” è il nostro genio interiore, depositario dei nostri talenti, della nostra unicità, delle nostre aspirazioni.

È lui ad essere collegato alla nostra visione interiore. È lui che la custodisce e la protegge, inviandoci continuamente dei segnali o delle sincronicità per fare in modo che noi ascoltiamo il richiamo di una nostra passione, di un desiderio che vorremmo realizzare, di un sogno che vorremmo concretizzare, legato a doppio filo alla nostra missione di Vita.

La “Visione Interiore” ci chiama in molti modi. Spesso lo fa creandoci dei problemi nella vita quotidiana. Relazioni difficili, perdita del lavoro, sfide e ostacoli continui, abbandoni. Tutto concorre nel portare a galla la nostra dimensione interiore per fare in modo che si materializzi, come auspica il nostro “daimon”.

Anche se può apparirci assurdo, in realtà è proprio dalle crisi che possiamo uscire più integri, se solo ascoltiamo la voce del nostro daimon. Intuizione, sesto senso, “lo sapevo”, “me lo sentivo”, “non ascolto me stesso/a e poi, puntualmente, resto scottato/a”.

È chiaro che, in poche righe, non potremo spiegare tutte le dinamiche che entrano in gioco in queste circostanze. Tuttavia voglio ribadire che, spesso, dietro ciò che ci accade si nasconde un’opportunità che, se siamo attenti, vigili, possiamo cogliere e farne il punto di forza della nostra realizzazione.

La storia, così come il quotidiano, è piena di persone che, ritrovatesi in totale rovina finanziaria, abbandonati dalla famiglia e senza un posto dove andare, hanno trovato proprio in quella circostanza, il loro daimon.

E così, non avendo più nulla da perdere, si sono concentrati sulla vera essenza della loro visione interiore, muovendo i primi passi verso la realizzazione del loro sogno nel cassetto, finalmente liberi dalle trappole che loro stessi si erano creati, conformandosi, magari, a scelte di vita che altri avevano voluto per loro.

Di certo non occorre, per dare spazio al nostro daimon, arrivare a questi estremi ma, nella maggior parte dei casi, la nostra vita scorre su binari monotoni, ben oliati dalla routine, sicuri, che non creano ansia: è la “zona di comfort” che ci rassicura ma ci fa anche perdere preziose opportunità.

Ma ecco che accade qualcosa di inaspettato: un “problema” che va a scuotere questa nostra ovattata situazione.

Quando ci troviamo nel bel mezzo di una crisi, di un problema da risolvere o di una decisione da prendere, però, la nostra prima reazione è quella di adottare immediatamente un atteggiamento difensivo, più che legittimo, poiché abbiamo timore della sofferenza.

La paura

vinci la paura

“La paura è senza motivo. Essa è immaginazione, e vi blocca come un paletto di legno può bloccare una porta. Bruciate quel paletto.”
RUMI

È in questo momento che sperimentiamo l’esperienza forse più devastante e deleteria per la nostra crescita interiore: la paura.

Paura di non farcela, paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza. La paura produce pensieri sbagliati, azioni sbagliate ma anche blocco emotivo. Quando abbiamo la percezione che il problema, la crisi, il cambiamento che stiamo affrontando è troppo forte, ci irrigidiamo e creiamo resistenza.

In questo scenario spesso passano mesi, anni, e noi continuiamo a lamentarci di quello che nella nostra vita non funziona e di ciò che ci è capitato ma, in realtà, non facciamo nulla per cambiarlo.

Quando poi, qualche evento che non dipende dalla nostra volontà, arriva a scuotere la nostra quotidianità, imponendoci un cambiamento, regolarmente ci ritroviamo a non saperlo affrontare.

La “resistenza”

resistenza al cambiamento

“Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”

Denis Waitley

L’evento che causa la crisi attiva in noi una resistenza, una tensione che si manifesta con un forte contrasto tra ciò che accade all’esterno (il cambiamento) e la nostra resistenza interiore a cambiare.

Le fasi più comuni della resistenza sono queste:

  • Negazione (rifiuto del cambiamento – “non voglio cambiare”)
  • Procrastinazione (rinvio – “lo farò domani”)
  • Incertezza (- sarà la cosa giusta?)
  • Auto-sabotaggio (-“non sono capace di farlo”)
  • Retrocedere (-“rischiare è una follia”)

Come abbracciare il cambiamento, allora, se siamo bloccati dalla paura e dalla resistenza? Dobbiamo prendere la decisione d trasformare queste titubanze modificando il nostro atteggiamento.

Accettare il cambiamento

a) Qual è la cosa peggiore che può capitare?

Spesso, quando dobbiamo affrontare un cambiamento, tendiamo a minimizzare, con l’illusione di far diminuire la paura. Non è l’atteggiamento giusto. Molto meglio fare l’opposto. Cerchiamo di immaginare la cosa peggiore che possa capitare nel contesto che stiamo vivendo.

Per qualche minuto diamo libero sfogo ai nostri pensieri catastrofici. Dopo aver fatto questo, quando torneremo a vedere di nuovo il problema per come si presenta nella realtà, ci renderemo conto che la situazione non è poi così tragica. In questo modo possiamo riequilibrare le emozioni e le aspettative, affrontando con più serenità la vicenda.

b) Riconoscere la nostra “resistenza”

A livello sociale si tende, oggi, a reprimere le emozioni considerandole sconvenienti. Veniamo spinti a non mostrare rabbia, tristezza, paura perché dobbiamo essere sempre allegri e disponibili.

Se vogliamo “permetterci” di cambiare, invece, dobbiamo imparare a riconoscere ciò che proviamo. Permettiamo quindi ai nostri sentimenti di emergere, accettiamoli e potremo avanzare in modo più deciso verso il cambiamento.

c) Modificare i nostri pensieri

Sappiamo che, in fase di cambiamento, è del tutto normale nutrire dei dubbi. Siamo intimoriti dagli eventi esterni e non sappiamo se ciò che stiamo facendo è la cosa giusta.

Se però ci sforziamo di superare questo momento di indecisione, piano piano acquisiamo più sicurezza. Per poter affrontare al meglio le cose è necessario ritrovare equilibrio e coerenza con la realtà.

d) Fare nuove esperienze.

A volte il blocco arriva perché non vogliamo abbandonare i nostri schemi mentali, quelli che abbiamo sempre utilizzato e perché non sappiamo nulla della nuova situazione che si sta presentando.

Per poter superare questa difficoltà, quindi, dobbiamo impegnarci a testare per gradi le nuove circostanze. Cerchiamo di farlo con curiosità, senza preconcetti. Se ne sentiamo la necessità chiediamo supporto a chi ha vissuto qualcosa di simile. Conoscere i pensieri, le soluzioni di chi ha vissuto la stessa circostanza prima di noi, può aiutarci molto.

e) Elencare gli aspetti positivi

In ogni nuova situazione ci sono sempre aspetti positivi e negativi. Nel momento in cui siamo preda delle emozioni, non siamo in grado di essere obiettivi e di vedere con realismo le cose.

Ecco che allora occorre concentrarsi sugli aspetti positivi, annotandoli se necessario su un foglio. Così facendo ci renderemo conto che esistono opportunità che non avevamo considerato.

Per completare l’esercizio, passiamo alle domande.

Domanda n.1: “In che modo posso proteggermi da rischi e minacce?

resistenza al cambiamento

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.
(Seneca)

Nota: Riflettiamo

  • La mia visione interiore è minacciata da qualcosa?
  • Sono minacce reali o immaginarie?
  • Che cosa significa “proteggermi”?

Quando ci troviamo di fronte a situazioni complesse che ci creano disagio e timore, dobbiamo prima di tutto rivolgere attenzione al nostro interno. Le domande proposte poco sopra, hanno il compito di aiutarci a fare chiarezza.

Rispondere con obiettività a queste tre domande, permette alla nostra “visione interiore” di farsi riconoscere e di manifestarsi nella nostra realtà.

Che cosa potrebbe ostacolare, minacciare questa mia visione interiore? Si tratta di circostanze esterne? Qualcosa mi impedisce di esprimere questa visione nella mia vita? Spesso il timore e la paura ci spingono a vedere ostacoli anche dove non ci sono ma, a volte, accade che le persone a noi vicine, sono in parte responsabili della nostra impossibilità a cambiare, a realizzarci.

Ecco che allora, rispondendo alla seconda domanda, cerchiamo di comprendere se, le minacce che percepiamo possono essere considerate reali o se sono solo proiezioni delle nostre paure.

Fermo restando che, come abbiamo spiegato poco sopra nel paragrafo dedicato alla paura, in genere siamo noi stessi ad auto-sabotare la nostra visione interiore, le nostre aspirazioni, è tuttavia possibile che, in concreto, l’ambiente in cui viviamo e nello specifico le persone a noi vicine agiscano in modo da rallentare o addirittura impedire la realizzazione della nostra visione.

Se questo è il nostro caso, dobbiamo agire di conseguenza e impegnarci a rafforzare il nostro “daimon” interno, coltivando la nostra visione interiore e sviluppando la fiducia in noi stessi e in ciò in cui crediamo.

Certo dovremo essere pronti ad accogliere eventuali critiche, dubbi o punti di vista diversi che qualcuno potrebbe farci notare ma solo a condizione che siano costruttivi e non esclusivamente limitanti o volti ad impedire la nostra realizzazione.

A volte familiari e amici non vedono di buon occhio i nostri cambiamenti, le nostre evoluzioni perché temono che ciò ci trasformi, ci porti lontano da loro. Sta a noi proteggere le nostre aspirazioni, seppure tenendo conto delle esigenze della nostra famiglia, non dimentichiamo mai che, se ci amano davvero, non devono precluderci alcuna strada che noi sentiamo la necessità di percorrere.

Ma cosa significa “proteggersi”? Significa non cedere a pressioni indebite che vorrebbero costringerci ad abbandonare desideri, progetti, aspirazioni in nome di qualche non ben precisato “obbligo morale” nei confronti della famiglia, delle amicizie etc.

Significa non rispondere a provocazioni o critiche sterili, volte soprattutto a demotivare. Significa non lasciarsi intimorire da minacce a carattere psicologico o emotivo che, in realtà, sono manipolazioni atte a farci tornare sui nostri passi e desistere.

Credere in noi stessi, sviluppare autostima, credere nella nostra visione/missione e impegnarci a realizzarla; questo è un buon modo per proteggersi.

Passiamo alla prossima domanda.

Domanda n.2: “Che cosa mi piacerebbe credere di me in questa situazione?”

come rafforzare autostima

“Mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.”
LUCIO ANNEO SENECA

Nota: Riflettiamo

  • Quali sono le qualità che possiedo e che risultano maggiormente utili in questa situazione?
  • In che cosa sono unico’
  • Se penso alla “migliore espressione di me”, che cosa vedo?

Lo scopo di questa domanda è quello di farci riflettere sulle qualità uniche che possediamo e in che modo queste possono aiutarci ad avanzare al meglio nel nostro percorso di individuazione e di realizzazione.

Tra i nostri tratti caratteriali, tra le pieghe della nostra personalità, si nascondono i doni e i personalissimi talenti che possediamo.

Sono loro, sono questi talenti, l’intuizione, a costruire la nostra migliore espressione di noi stessi. Oltre a permetterci di portare in superficie i nostri talenti, dobbiamo anche impegnarci, come suggerisce la domanda, a chiederci che cosa ci piacerebbe vedere emergere della nostra persona.

Si tratta di dare spazio alla nostra parte inconscia, creativa e spirituale. La domanda è mirata a spronarci verso la liberazione dei contenuti della nostra anima, troppo spesso “conformati” a modelli o schemi imposti dalla società. Con la domanda numero due, quindi, diamo voce alla nostra parte più vera e autentica.

Passiamo alla domanda numero tre che è, in realtà, una riflessione tramite visualizzazione.

Domanda n.3: “Chiudi gli occhi e lascia emergere un’immagine o un simbolo positivo che ti aiuterà!”

positività

“Vi dirò il mio segreto per liberare la mente dai pensieri negativi. Quando un tale pensiero entra nella mia mente, lo visualizzo come se fosse scritto su un pezzo di carta. Quindi gli do mentalmente fuoco e lo visualizzo mentre brucia fino a diventare cenere. Il pensiero negativo è distrutto, e non entrerà più.”
(Bruce Lee)

Nota: Riflettiamo

  • Quali sono le immagini o i simboli che ci ispirano?
  • Perché ci trasmettono certe emozioni?
  • Che cosa ammiro/apprezzo dell’immagine o del simbolo che ho scelto?

Da tempi immemorabili l’uomo ha attribuito ai simboli dei poteri taumaturgici, magici, evocativi. Proprio per cristallizzare e richiamare meglio alla memoria, tutte le qualità positive che abbiamo fatto emergere in questo percorso, adesso identificheremo un’immagine o un simbolo che sentiamo a noi affine e lo terremo come riferimento per ricordarci, attraverso le qualità che esprime, chi siamo e cosa “vogliamo diventare”.

Potrebbe essere qualunque cosa, purché per noi abbia un significato intimo. Ad esempio l’aquila, il maestoso rapace che solca il cielo con fierezza, è un simbolo che rappresenta contemporaneamente: libertà, regalità, forza, energia, nobiltà, fierezza.

Oppure il simbolo dell’infinito, la lemniscata ∞ che sta ad indicare la ciclicità e la potenza immutata nel tempo, delle Leggi Universali. Ricordate: può essere qualunque cosa purché rappresenti per voi dei valori molto forti: un’immagine, un simbolo che sappiano attivare dentro di voi entusiasmo, forza d’animo, gioia, condivisione.

Ogni qualvolta vi troverete a passare un momento di crisi, riprendete la vostra immagine o simbolo che avete scelto e praticate una leggera meditazione.

Questo vi permetterà di restare focalizzati su ciò che è importante e vi aiuterà a non perdere di vista il vostro obiettivo/desiderio.

 

Per questo esercizio è tutto.

Vi do appuntamento all’esercizio n.6, lasciandovi con questo aforisma per riflettere:

“Quando inviti gli altri a partecipare alle decisioni che ti competono, anche la responsabilità del risultato sarà tua. Non lasciare che il suggerimento di qualcuno diventi una scusa per il fallimento. Accetta solo le idee che sono in risonanza con la tua intuizione. Non sentirti mai costretto ad accettare un suggerimento solo perché lo hai chiesto.”

Kriyananda

Buona Vita!

 

 

Vitiana Paola Montana

Counselor & Kabalstic Coaching©

www.vitianapaolamontana.it

www.numerologica.it

www.progettoevolutivo.it

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