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“Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei.”

(Paulo Coelho)

Molti dei problemi che dobbiamo affrontare da adulti, sono le conseguenze di tagli profondi sperimentati nell’infanzia. Nel pregresso di chi intraprende una revisione di sé, c’è spesso una sofferenza dovuta all’abbandono (che sia fisico come emotivo), in cui la persona perde la consapevolezza di essere meritevole di affetto. Accade molto spesso alle donne che, sin da piccolissime, sperimentano la separazione dal proprio vero ‘io’. Proviamo quindi, sulla nostra pelle, il senso di abbandono e, per colmare questo enorme vuoto, per placare il desiderio forte di essere amate, apprezzate, per sentirci difese, sostenute, finiamo per sviluppare un eccessivo adattamento alle situazioni.

Che lo si faccia in modo cosciente o meno, di fatto modifichiamo la nostra personalità, i nostri valori, i nostri pensieri per essere ben accette da genitori, amici, colleghi o qualunque altra figura interagisca con noi. Fare questo ci condiziona e ci spinge a dimenticarci di aspetti importanti della nostra personalità. Il grado di questa distorsione dipende dal modo in cui le persone che ci hanno cresciute si sono occupate di noi, nei primi sette anni di vita. Se i nostri genitori o l’ambiente in cui siamo cresciute ci hanno trasmesso la sensazione di essere persone degne di amore che hanno valore, da adulte saremo persone equilibrate e capaci di affrontare le sfide della vita.

Se, al contrario, ci sono mancati supporto, cura, amore e apprezzamento, da adulte svilupperemo la propensione ad adeguarci per avere elogi, consenso e accettazione che non ci sono stati dati a suo tempo. Per evitare di soccombere dal punto di vista emotivo e a volte anche fisico, costruiamo delle varianti artificiose di noi stesse che sono velatamente simili a chi siamo, escludendo la parte più importante, gelosamente protetta. Se questa scelta è fatta in giovane età, giustamente per sopravvivere in un ambiente familiare tossico, è più che comprensibile dal momento che non siamo autonome e dipendiamo ancora dagli altri.

La difficoltà arriva quando, anche dopo aver ottenuto la nostra libertà, noi continuiamo a fare affidamento sugli stessi modelli comportamentali in modo reiterato nel tempo, ben oltre il limite entro cui hanno completato la loro funzione o validità. E così queste dinamiche diventano familiari fino al punto che ci scordiamo che non è questa la nostra natura.

Riflessione: Come contattare la vostra vera natura profonda

Prendete il vostro quaderno o diario. Il passaggio che ora faremo insieme vi permetterà di ricostruire il contatto con il vostro “vero Sé”. Fate una piccola riflessione e cercate di ricordare quali maschere o quali false immagini di voi stesse avete costruito nel tempo. Mi raccomando, non siate critiche nei vostri confronti: ogni armatura che vi siete cucita addosso ha avuto lo scopo di salvaguardarvi. Non si tratta di qualcosa di negativo, quindi, ma soltanto di sovrastrutture che vi sono state utili in passato e che adesso devono essere abbandonate perché vi impediscono di muovervi con naturalezza e vi tolgono la spontaneità.

Ora chiudete gli occhi per qualche istante e fate un tuffo nella memoria osservando la vostra vita passata. Non abbiate paura di essere sincere e identificate con serenità quante e quali maschere o ‘falsi io’ avete costruito nel tempo. Per farvi comprendere meglio l’esercizio farò qualche esempio. Una delle personalità artificiose potrebbe essere nata nella nostra infanzia quando, per ridurre la pressione o la tensione in casa, cercavate di strappare una risata nel tentativo di sdrammatizzare. Così, questa abitudine potrebbe essersi radicata in voi al punto tale da essere abitualmente usata come un mezzo per sostenere le sfide quotidiane.

Ciò ha delle ripercussioni pesanti e vi porta ad evitare di farvi vedere tristi dagli altri; siete sempre in tensione per suscitare buon umore in chi vi circonda, a vostro discapito. Oppure, da piccole ‘dovevate’ essere la classica brava bambina così, da adulte, dopo aver lottato per raggiungere il successo, vi accorgete di non sapere perché avete deciso di fare quella scelta, di intraprendere proprio quella strada, scoprendo che la scelta era stata indotta dalla famiglia. In passato potreste aver dovuto occuparvi di un parente malato e, ancora adesso, dopo che si è conclusa questa esperienza, continuate a dissanguarvi donando oltre quello che il vostro fisico e la vostra psiche vi permette, chiedendovi come mai vi sentiate sempre senza forze, distrutte.

O ancora, forse siete state obbligate a crescere in una famiglia in cui non avevate alcun appoggio da nessuno e questo vi ha portate ad infilarvi nella parte di chi è indipendente che sembra dare un’immagine di voi forte e integra mentre in realtà sentite il grande peso della solitudine. Spesso non è facile individuare le personalità che avete recitato, perché tra loro ci sono dei confini labili e a volte in contraddizione. Possono esserci varie dicotomie nel modo in cui vi siete sentite:

  • forse eravate la ‘stampella’ di mamma o la beniamina di papà;
  • forse vi ricordate come una pessima studentessa o la secchiona prima della classe;
  • eravate forse quella che faceva da ‘paciera’ nelle liti o quella che diceva sempre le cose come stanno;
  • forse volevate accontentare tutti o volevate stare in disparte, o ancora eravate il jolly della festa o la ‘perfettina’ della situazione;
  • eravate la ribelle o vi sentivate invisibili?

Annotate tutti i ruoli che ricordate di aver indossato e non sentitevi a disagio nel fare questo elenco. Ognuno di noi ha creato varie figure possibili di se stessa da utilizzare nelle situazioni critiche per poter evitare di soccombere. Alcuni studi curati da psicologi hanno individuato almeno cinque personalità predominanti che si sono strutturate nel tempo e che finiscono per seguirci nella vita da adulte. Dopo aver fatto questo elenco, fermatevi un attimo a riflettere su tutte le identità che avete identificato e provate a concepirle come se fossero delle persone in carne ed ossa, distinte da voi.

Ora esprimete la vostra gratitudine ad ognuna di loro, per avervi protette e lasciatele andare salutandole. dopo aver finito questa fase, respirate profondamente e congratulatevi con voi stesse perché siete riuscite in una cosa molto difficile, avete fatto un passaggio fondamentale. Forse, ogni tanto, qualcuna di queste identità potrebbe ripresentarsi per tornare a darvi una mano ma, stavolta, la differenza sarà sostanziale: sarete consapevoli che si tratta di una maschera momentanea che ha una sua funzione e non la scambierete per la vostra vera indole.

Ciò che siete, la vostra vera natura è qualcosa di profondamente diverso da queste figure e il percorso che state seguendo ha proprio la funzione di aiutarvi a comprenderla meglio e a svelarla nel profondo. Dopo l’esercizio cercate, durante il resto della giornata, di restare consapevoli per identificare in quali occasioni questi diversi ‘io’ fanno capolino. Adottando onestà verso voi stesse, potrete distinguerle e abbandonarle con dolcezza.

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