Il narcisista: caratteristiche e approccio relazionale

Definizione di “narcisismo”

Il termine “narcisismo”, indica l’atteggiamento di mettere se stessi al centro del proprio mondo, in un modo anomalo, caratterizzato da eccessivo amore e interesse per la propria persona. Lo psicologo Freud ha suddiviso il narcisismo in primario e secondario.

Nel narcisismo primario il bambino veicola la propria libido verso se stesso, prima di indirizzarla verso l’esterno. Nel narcisismo secondario, invece, si ha un ripiegamento della libido sull’Io, in assenza di altre direzioni oggettuali.

Dalla parola “narcisismo” sono nate diverse declinazioni. Ad esempio il termine “ferita narcisistica” che indica l’insulto alla propria autostima. Oppure la “scelta narcisistica” dove la persona investe energie su un oggetto/soggetto che presenta le sue stesse caratteristiche e che quindi è simile a se stesso.

E ancora: “carica narcisistica” che si riferisce alle conferme relative al proprio valore personale che il bambino si aspetta da parte dei genitori o dagli adulti del proprio ambiente, dalla società.

Il mito: quando l’amore per se stessi è anomalo

narcisista-ferita narcisistica

Leggiamo insieme il “mito di Narciso”.

“Quando nacque, sua madre chiese all’indovino Tiresia, quale destino attendesse il figlio. La risposta dell’indovino, che la donna non comprese, fu che Narciso sarebbe vissuto fino al giorno in cui non si fosse conosciuto. Narciso quindi crebbe e, per la sua incredibile bellezza, fece innamorare di sé molti uomini e molte donne che, però, puntualmente, respingeva.

Uno di questi amanti, ferito per essere stato rifiutato e accecato dalla rabbia, trovò il modo di farsi vendicare dalla Dea della Giustizia Nemesi che condannò Narciso alla venerazione della propria bellissima immagine riflessa in una sorgente d’acqua sul Monte Elicona.

Fu in quello specchio d’acqua che Narciso vide per la prima volta il suo stesso viso e se ne innamorò a tal punto, che non poté più allontanarsene. Un giorno, per contemplare ancora più da vicino la propria immagine, cadde in acqua ed annegò. La leggenda dice che fu trasformato in un fiore che ancora oggi porta il suo nome.”

Qual è il significato del mito

La leggenda del Mito di Narciso, descrive la condizione di chi, innamoratosi della propria immagine, non riesce a vedere altro all’infuori di se stesso e resta bloccato, incatenato in questa distorsione fino a crollare.

Chi è vittima di questa suggestione è capace di provocare passioni ma non è capace di impiegare, di proiettare la sua carica erotica, la sua libido su oggetti esterni. Questa sua incapacità di scambiare, di interagire con gli altri in modo sano, gli preclude la crescita emotiva e lo costringe all’isolamento e all’immobilità.

È questo il senso della punizione attuata dalla Dea della Vendetta Nemesi, nei confronti di Narciso. Non appena Narciso si riconosce, guardando la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua, cioè acquisisce una coscienza di sé superficiale, senza metabolizzarla, maturarla (scendendo nella profondità del suo intimo), resta bloccato a quello stadio, lasciandosi affascinare dalla propria visione.

Questo mito mette in evidenza la fragilità psico-emotiva di chi è rimasto prigioniero del proprio ego. Piuttosto che allargare la visione di sé e di calarsi nel profondo della propria interiorità, si concentra sul proprio riflesso, fino al punto di bloccare, in quello spazio ristretto, ogni possibilità di crescita.

Apparentemente felici ma depressi e soli nel profondo

Il narcisista, in apparenza, sembra una persona felice. Dimostra di avere un’alta considerazione di se stesso. È disinvolto, inizia senza difficoltà rapporti con gli altri. Spesso riveste ruoli importanti, di prestigio, ha potere e, come accade per i leader, ottiene molti consensi.

Chi adotta un atteggiamento narcisistico, però, è il destinatario ideale per l’ansia e la depressione. Il narcisista vive in “superficie”, praticamente nell’anticamera di se stesso e questo, di fatto, dimostra che non ha stima di sé e che non si piace.

Così, per bilanciare questo disagio, fa tutto quello che è in suo potere per conquistare gli altri, utilizzando e confidando nel consenso che gli arriva dall’esterno, per avere conferma di un valore di cui lui stesso è il primo a dubitare.

Se l’interlocutore si sottrae alla trappola che il narcisista gli tende, e non cade nella sua rete, crea dei presupposti importanti. Il narcisista, privato del suo gioco preferito (conquistare gli altri), vedrà crollare il suo ego e farsi strada una crisi.

Come accade a Narciso nel mito, rimasto affascinato dalla sua stessa immagine sulla superficie dell’acqua, il narcisista ha paura, rifiuta di entrare in diretto contatto con la parte più profonda di se stesso.

narcisista-esibizionista

Il terrore di non piacere è la molla che spinge i suoi comportamenti. Per allontanare questo terrore, si costringe ad una esistenza che si regge sull’esteriorità. Si trasforma in un attore che si muove costantemente su un palcoscenico.

Recita sempre e comunque, con lo sguardo fisso sul proprio pubblico, che cerca di conquistare, di sedurre in ogni modo. Può farlo in molti modi: facendo l’eroe, mettendo in moto uno show, provocando, divertendo, scandalizzando o rendendosi utile.

Tutto questo a stretto giro, senza cedimenti, senza paura, così da garantirsi l’attenzione sino alla fine. La naturale conseguenza di questo stato di cose è una tensione ed uno sforzo costanti, che hanno il fine di rendere credibile la finzione, piuttosto che costruire un rapporto sano, reale con se stesso e con il mondo esterno.

E così, quando il palcoscenico si chiude, l’angoscia e la solitudine hanno la meglio sul narcisista. La causa principale di questo malessere è soprattutto il mancato contatto con la propria natura profonda. Evitando, per paura, di accedere a quel luogo di tranquillità e di silenzio che ciascuno di noi ha nel profondo, il narcisista perde la possibilità di riconoscere e di cogliere quella pienezza, quel significato che è il cardine della felicità vera.

Caratteristiche della personalità narcisistica

I narcisisti, seppure con pregressi differenti, hanno dei particolari tratti comuni. Li analizziamo uno per uno.

la mania di grandezza: pensano e vivono “alla grande”: questa è una delle loro massime ambizioni. Più si circondano di eccessi e fanno ricco il proprio contesto, meno daranno spazio e visibilità alla povertà interiore che patiscono. È per questo motivo che sono ossessionati dal denaro e dal guadagnare, nonostante dentro se stessi, non provino soddisfazione per nulla.

desiderio di un successo “stellare”: per darsi un tono e trovare la motivazione necessaria, il narcisista si proietta sin da subito ai massimi livelli possibili, quando avvia un’attività o un progetto. Sia essa commerciale oppure una carriera votata all’arte. Deve sentirsi sin da subito il migliore. Per lui l’importante non è partecipare, come dice il detto, ma vincere sempre e comunque.

richiede ammirazione incondizionata: non gli interessa essere compreso, desidera solo essere ammirato. Solo quando si siede su un ipotizzato trono, difatti, riesce a creare quella “distanza di sicurezza” che lo garantisce e lo protegge dalla possibilità di un contatto troppo stretto, vicino che lo mette a rischio di critiche.

è un manipolatore: in ogni occasione e a qualunque livello, tende ad acquisire una carica di potere per riuscire a  manipolare gli altri. Quando riesce a gestire le vite degli altri, calma la sua necessità di controllo, che fa la funzione di anti-ansia.

narcisista-manipolatore

Come il narcisista si comporta con gli altri

– detesta la solitudine: stare da solo per lui è il massimo del disagio perché lo costringe a non rimandare a oltranza, un concreto incontro con se stesso. Per evitare questo il narcisista si appoggia nel suo quotidiano, a qualcuno che gli sia vicino sempre, che gli faccia quasi da spalla, costantemente presente. Può essere il partner che resta nell’ombra, l’amico fidato, una persona di servizio fidata. Con queste persone il narcisista instaura un rapporto faticoso di dipendenza reciproca che, molto spesso, sfocia però in una vicendevole intollerabilità che poi viene soffocata in nome del legame che si è creato.

non è in grado di comprendere la realtà altrui: la sua incapacità di andare al di là della superficie di se stesso, si estende anche nelle relazioni interpersonali, così che nessuno arriva mai a conoscersi in profondità. Molto spesso l’ironia, l’atteggiamento scherzoso, sono i punti cardine del suo comunicare, volti a simulare una prossimità/vicinanza emotiva con l’altro che, in realtà, non esiste. Ed è così che, quando l’altro si ritrova in un momento critico, di bisogno o alle prese con un problema grave come una malattia, un lutto, un licenziamento, un abbandono, il narcisista dimostra tutta la sua incapacità di relazionarsi. Infatti, ha difficoltà ad immedesimarsi nell’altro, non sa ascoltare, prova fastidio per la situazione in modo più o meno evidente a causa del fatto che, in quella circostanza, lui non può essere al centro dell’attenzione.

rifugge il momento della verità: il narcisista è un abile giocoliere. Se dovesse essere forzato a gettare la sua maschera e mostrarsi per quello che è, riuscirebbe ad uscire di scena in modo impareggiabile. Può accadere se il partner gli dà un aut aut, se l’amico gli chiede di essere sincero. Pur di sfuggire al confronto diretto con il suo interlocutore, il narcisista, se non trova altra scelta, arriva anche ad interrompere la relazione, pur di salvare le apparenze.

Uscire dalla finzione porta alla felicità

Il narcisista, in base alle caratteristiche peculiari della sua personalità e al suo modo di entrare in relazione con gli altri, appare socievole ed estroverso. Nonostante ciò soffre nel suo intimo per un senso di isolamento che lo angoscia e che è la conseguenza dell’estraneità nei suoi stessi confronti.

Stranamente, difatti, più alimentiamo il nostro ego e meno sviluppiamo la consapevolezza si essere parte di un contesto più ampio all’interno del quale avvertire genuinamente il nostro spessore e sapere, così che esistiamo. Si tratta di un metro di comparazione importante. Solo riallacciando il contatto con il nostro mondo interiore possiamo capire di essere realmente parte del tutto senza più bisogno compulsivo di conferme dall’esterno.

narcisismo-narcisista-personalità-narcisistica

Non possiamo essere felici se ci identifichiamo costantemente con un personaggio costruito. Se tutto questo può essere valido per ciascuno di noi, lo è ancora di più per il narcisista che, nella propria vita, recita continuamente un ruolo. Solo se riesce ad uscire dalla sua simulazione può scoprire la spontaneità dell’esistenza e rendersi conto di chi davvero nutre affetto per lui oppure a chi, lui stesso, tiene per davvero e chi, al contrario, sta solo usando per affermare e gratificare la propria vanità.

Sarà a questo punto che il narcisista capirà la necessità di essere amato per la persona che è veramente e non per quello che finge o pensa di essere. La sua attenzione, prima completamente rivolta all’esterno e a gratificare il proprio ego, si sposta, focalizzandosi sulla propria essenza, nella piena accettazione di ciò che è e, quindi, senza nessun altro bisogno, crea serenità, felicità.

Che cosa fare se ci riconosciamo narcisisti

Quando il narcisista riprende contatto con il proprio mondo interiore, capisce che fa parte di un tutto e non sente più necessità di avere conferme dall’esterno. È qui che inizia il suo cammino verso la felicità. Vediamo cosa fare per migliorare il recupero veloce della connessione interiore con se stessi.

restare in silenzio. Cerchiamo di non sopraffare gli altri invadendo il loro spazio e accaparrandoci il loro tempo con le nostre esibizioni, con i nostri show. Ogni volta che possiamo, restiamo in silenzio e sostituiamo la tendenza al bisogno di essere ammirati, compiaciuti dagli altri, con un’osservazione silenziosa del comportamento altrui. Il silenzio ci farà accedere a dei punti di vista che prima non avevamo neppure considerato e ci permetterà di smussare le nostre spigolosità caratteriali.

imparare a stare da soli. Non dobbiamo avere paura della solitudine. Ricerchiamola, proviamo a passare del tempo per conto nostro. Piuttosto che cercare compulsivamente la compagnia degli altri, scegliamo di gustarci una passeggiata, un tramonto, un panorama in perfetta solitudine. Guardiamo la natura, il paesaggio e “sentiamo” di appartenere a ciò che stiamo osservando. Questo sprigionerà in noi un senso profondo di pace e di benessere.

Che cosa NON fare se ci riconosciamo narcisisti

– cercare di essere “indispensabili”. Cioè relazionarci solo con chi ha bisogno di noi perché questo ci gratifica. Oppure scegliere un partner emotivamente dipendente, troppo accondiscendente (perché solo con lei/lui ci sentiamo originali e necessari). Se continuiamo in questo circolo vizioso avremo sempre necessità del “bisogno” che gli altri hanno di noi. Recitare il ruolo della persona disponibile per tutto, sempre, ci preclude la possibilità di far conoscere agli altri la nostra vera natura, fatta anche di silenzi, di qualche “no” e di assenza.

stare sempre su un palcoscenico. Evitiamo di fare i buffoni, di monopolizzare le situazioni con battute a oltranza in cerca di approvazione o di un appaluso. Evitiamo di fare gli “splendidi” in ogni occasione per essere apprezzati, lodati, ammirati. Cerchiamo di non voler essere originali a tutti i costi pur di non cadere nella mediocrità che spesso, a torto, attribuiamo agli altri. Se ci obblighiamo ad interpretare un personaggio, sempre e comunque, questa fatica ci renderà dipendenti dall’apprezzamento e dal consenso degli altri. Saremo prigionieri del ruolo che abbiamo “indossato” e ci precluderemo il raggiungimento della serenità, della libertà, di essere noi stessi.

Molto di quanto abbiamo detto in merito al narcisista (ben inteso, sia uomo che donna), ci riconduce allo stile di vita attuale, promosso dai media e dai social, vero flagello per la crescita sana e concreta dell’autostima, di una persona.

narcisista-narcisismo-bisogno-di-approvazione

I social in generale, ma soprattutto Facebook, sono spesso il luogo favorito da chi desidera mettersi in mostra. In un distruttivo gioco al ribasso per la consapevolezza di sé, scandito a colpi di “like” e di “condivisioni”, il narcisista (o aspirante tale), trae la sua soddisfazione nel far bella mostra di sé su queste piattaforme, nella costante necessità di raccogliere consensi.

Le abitudini delle persone, prima dell’avvento di questi deleteri mezzi di comunicazione veloce, erano incentrati sull’utilizzare internet in modo costruttivo, per cercare informazioni, per ricerche o per raccogliere dati per la professione. Oggi tutto questo è passato in secondo piano per lasciare il posto ad una bolgia di post inutili, di selfie esasperati delle ultime vacanze (magari ottenute aprendo un prestito bancario), delle foto scattate al piatto durante il pranzo, la cena o la festa al ristorante.

Si tende, in perfetto stile narcisista, a mostrare sui social (così come nella vita), il lato più “splendido” di noi stessi, quasi per esorcizzare la paura di essere “invisibili”. Una foto, un post pubblicato su Facebook rappresentano, spesso, un “attimo di celebrità” che il narcisista (conclamato o potenziale) ricerca come approvazione di sé, come riconoscimento.

E come ho spiegato nel corso dell’articolo, tutto questo non fa che distorcere la percezione che abbiamo di noi. Piuttosto che coltivare la nostra parte migliore, quella intima, ricca di riflessioni, in privata connessione con la nostra vera natura, preferiamo mettere in piazza pensieri ed emozioni spesso superficiali, a volte estremizzati (ricordate che il narcisista fa spesso lo show per mettersi in mostra) sul nostro profilo social, aspettando i “mi piace”.

Tanti “like” uguale tanta gratificazione e senso di onnipotenza. Tutto questo può addirittura generare dipendenza! Mostrarci agli altri sempre al top oppure, al contrario, riempire la bacheca (o le orecchie dei nostri amici/parenti) con le nostre disavventure, i nostri guai, i dolori per ottenere in cambio attenzione, commiserazione anche, equivale ad adottare un atteggiamento orientato al narcisismo.

La parte “sana” della nostra autostima, può essere rafforzata imparando a conoscere i nostri pregi, i nostri talenti ma anche le nostre debolezze. Tutto questo difficilmente può avvenire tramite un ambiente tossico, manipolato, standardizzato e altamente distruttivo come quello dei social (Facebook in testa). Per poter entrare in contatto con il meglio di noi stessi dobbiamo imparare ogni tanto a ripiegarci al nostro interno, a fare silenzio.

Lasciamo fuori dalla porta il bisogno di alimentare un avatar, una maschera, un ruolo solo per raccogliere consensi. Smettiamo di cercare all’esterno quell’approvazione che dobbiamo, invece, costruire con le nostre mani imparando a dare fiducia a noi stessi. Ecco come possiamo aumentare la nostra autostima in modo reale, sano, costruttivo.

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