Gelosia Maschile – Dieci domande e risposte

Analisi delle situazioni-tipo legate alla gelosia maschile

Dopo l’uscita del mio libro “Gelosia- Strategie e Metodi per sconfiggerla” e l’intervista rilasciata al Settimanale “F” di Cairo Editore (Rivista n° 5 dell’8 Febbraio 2017) ho ricevuto molte mail di lettori e lettrici che chiedevano il mio parere su alcune situazioni personali per le quali era necessaria un’attenta valutazione.

vitiana paola montana-intervista al settimanale F di Cairo Editore- rivista n 5 8 febbraio 2017

Vitiana Paola Montana- Intervista al Settimanale “F” di Cairo Editore – Rivista n.5 dell’8 febbraio 2017

In questo articolo espongo dieci domande e risposte, le più significative, che hanno come fulcro centrale la gelosia maschile e le sue conseguenze sulla vita di coppia. Iniziamo quindi questa piccola rassegna di situazioni-tipo con la certezza che, quanto leggerete, potrà esservi di aiuto o quanto meno rendervi più chiare le dinamiche che scaturiscono da queste circostanze

Il sospetto

gelosia maschile- come gestirla

1) “Un uomo che sussulta se alla sua compagna arriva un sms dopo cena, che reagisce male se ad una festa lei si attarda a parlare un po’ di più con un amico. Ci sono persone gelose a prescindere anche senza motivo. Che cosa si nasconde dietro questo sentimento?

Indubbiamente, il quadro descritto, ci anticipa la radice di una gelosia conclamata che può, se lasciata a se stessa, andare alla deriva e assumere le sembianze di una vera e propria ossessione. Alla base di questo comportamento che potremmo definire almeno inizialmente oppressivo, c’è il timore (e spesso il terrore), che la propria compagna possa sviluppare interesse per un altro uomo.

Si tratta di un timore generato da molte componenti tra le quali la mancanza di autostima (ovvero pensare che “l’altro” possa essere più affascinante, per seduttivo di noi), il senso di possesso (considerare la propria compagna come un bene di proprietà esclusiva), la competizione (da sempre identificata, per l’universo maschile, con la lotta per la supremazia su qualcosa, che sia una donna, una circostanza, un lavoro).

L’uomo vive in modo diverso il sentimento della gelosia, come spiego nel libro. Per lui, il problema più grande, lo spauracchio più temuto è quello di vedersi ferito nell’orgoglio, pensando (in modo del tutto errato), di essere stato “surclassato” da qualcun altro nelle attenzioni da parte della propria compagna.

Ognuno di noi è geloso, seppure in percentuali ridotte e in base al proprio pregresso e, in questo, non c’è nulla di male, di preoccupante o di dannoso. Anzi, fornisce un poco di grinta alla relazione a patto che resti entro dei termini ben delineati e non assuma l’aspetto di una gelosia ossessiva.

Dietro un comportamento simile a quello descritto, può esserci (e dobbiamo necessariamente generalizzare perché la casistica è molto vasta), una grande rabbia mista a sofferenza. L’ossessione che la partner possa essere infedele, diventa una fissazione e il dubbio cresce senza che la persona riesca a farlo cessare.

La forma ossessiva di gelosia descritta nella domanda in apertura, vede l’uomo protagonista di un disagio che non riesce a controllare. E, questo disagio, lo trasforma in un investigatore compulsivo che cerca in modo incessante segnali che smentiscano o, al contrario, confermino, i suoi sospetti.

Può anche accadere che l’uomo arrivi a rendersi conto dell’eventuale infondatezza delle sue ipotesi. Dobbiamo sempre parlare al condizionale poiché potremmo trovarci, a volte, di fronte ad un comportamento seduttivo della compagna seppure involontario e quindi, come occorre analizzare a fondo la situazione.

Nonostante l’uomo possa rendersi conto dell’infondatezza dei propri dubbi, non riesce però a frenare la propria reazione  e resta intrappolato nel dubbio, pur sentendosi in colpa per questo. C’è chi arriva a controllare il telefono, la mail e persino gli abiti della propria compagna, alla ricerca di “prove” schiaccianti della sua infedeltà per avvalorare la propria tesi.

Le motivazioni di base per questo disagio sono sicuramente da ricercarsi nel pregresso personale e, a volte, non risiedono esclusivamente nella dinamica della relazioni. Possono aver avuto origine da circostanze diverse, non necessariamente causate da un trauma scaturito da un tradimento.

Spesso, infatti, lo stato d’animo “risultante” dalla gelosia è dovuto alla carenza di autostima e di consapevolezza e vede la sua origine in una mancata presa in carico di sé stessi, in una “non-accettazione” di sé e quindi dal sentirsi inadeguati.

Perché succede

gelosia maschile- come risolverla

2) “All’inizio della relazione questo attaccamento sembrava solo affettuoso, poi è diventato morboso. Qual è il confine tra amore e desiderio di possesso? C’è qualcosa (un suo atteggiamento, un’emozione dentro di noi) che può aiutarci a distinguerli?”

Nella fase iniziale della relazione, tutto ciò che riguarda i due partner è ovattato, pieno di sentimento ed entusiasmo per la conoscenza dell’altro. Quando il rapporto assume la forma stabile e il legame si sviluppa con le caratteristiche di una relazione a tutti gli effetti, la prima paura fa la sua comparsa: il timore di perdere quell’affetto così speciale.

Una donna dovrebbe fare molta attenzione nel caso in cui avvertisse questo tipo di morbosità nel proprio compagno. Il confine tra amore e desiderio di possesso si trova nell’attimo in cui, l’uomo, inizia a “tentare” di fare terra bruciata attorno alla donna.

Il suo intento, quando in lui sono presenti i sentimenti di rivalsa, è spesso quello di isolarla, dalla famiglia (criticando o litigando con i parenti), dalle amicizie (con le stesse tecniche), per riuscire ad averne il pieno controllo e poter manipolare lei stessa e la relazione nel modo che preferisce.

Questo è il primo atteggiamento che ci segnala un tentativo di manipolazione nei confronti della donna: fare scenate se la donna decide di andare a cena con le amiche o addirittura impedirle di avere delle iniziative o progetti che la portano “fuori” dal suo controllo, sia nella vita sociale come nel lavoro.

Un altro aspetto da tenere sotto controllo è la reazione che la donna produce a questi tentativi di manipolazione. Il primo sentimento che potremo  vedere affiorare in una circostanza come questa ha due aspetti, entrambi deleteri e distruttivi.

Il primo è il compiacimento. Il nostro uomo ci fa una scenata perché noi vogliamo uscire con le amiche. Pensiamo che sia un atto di gelosia e ne siamo lusingate.

Si tratta di un errore di valutazione molto grave che apre la strada a futuri grossi problemi. L’uomo geloso (e mi riferisco alla gelosia patologica, ovviamente), ha lo scopo di dissuadere la propria compagna dal rivendicare la propria libertà di azione con l’intento di impedirle di esprimere se stessa, nella malsana paura che lei possa, facendo questo, allontanarsi da lui.

Un compagno innamorato e rispettoso delle nostre esigenze non ci priva dello svago o della volontà di crescere come persona con lo studio o altre attività.

Il secondo aspetto è il “senso di colpa”. La donna è soggetta da millenni a vessazioni, negazioni, costrizioni. È stata sfruttata, ghettizzata e spesso schiavizzata anche psicologicamente. Il senso di colpa che le donne provano per cose che gli uomini fanno in modo quasi automatico, è la riprova di quanto noi donne dobbiamo ancora recuperare a proposito di potere personale e di libertà individuale.

Una donna libera, autonoma e sicura di sé fa paura all’uomo, tanto è vero che quando dichiara la sua volontà di tornare libera, di chiudere una relazione tossica magari anche violenta, l’uomo  che non è riuscito ad accettare se stesso, che non è riuscito a riconoscere il proprio valore di essere umano, non accetta neppure la donna e la sua decisione, fino ad arrivare a toglierle la vita, per poterle negare la libertà di ‘essere’, in modo definitivo. Nei fatti di cronaca assistiamo a molti “deliri” di uomini che hanno commesso questi delitti, definiti “femminicidio”, i quali affermano che, se non potevano avere tutta per loro la propria compagna (e spesso anche i figli, in un orrore senza fine), nessuno avrebbe potuto mai più averla.

La donna deve quindi fare attenzione ai tentativi del compagno di impedirle di avere una vita propria, personale, al di là della coppia. Deve fare attenzione anche alle strategie manipolatorie che il compagno potrebbe mettere in atto per instillarle insicurezza, dubbi, rivalità sia verso la sua famiglia di origine sia verso le amicizie, nell’intento di isolarla progressivamente.

La donna è perfettamente in grado di valutare il modo migliore interagire nelle sue relazioni e non deve permettere che l’uomo rivendichi ingerenze in questo ambito. Attenzione, infine, a non cedere alle lusinghe manipolatorie che hanno l’unico scopo di far desistere la donna da intraprendere iniziative che le consentono di crescere, di evolvere come persona (frequentare uno stage, fare un viaggio, uscire con le amiche). Non cedete il vostro potere personale!

Per concludere, la donna deve poi liberarsi dai sensi di colpa accettati e fatti radicare dalle nostre progenitrici. Il mondo è cambiato, dobbiamo stare al passo con i tempi ma dobbiamo farlo con il nostro istinto e con la saggezza interiore che già possediamo e che deve essere solo riattivata. Questi sono i primi campanelli di allarme che segnano il superamento del confine tra amore e manipolazione, possesso.

Cosa fare? Che atteggiamento adottare?

gelosia maschile- come gestirla

3) “Ogni volta che scatta la gelosia arriva un comportamento che ci fa sentire a disagio. Lui ci mette il muso, oppure fa domande ossessive, oppure diventa aggressivo. Qual è l’atteggiamento giusto da tenere e quale quello da non adottare? (la tecnica del depistaggio che lei descrive nel libro può funzionare?)

Possiamo riallacciarci, in questo caso, alla spiegazione data alla domanda precedente, quando abbiamo accennato al “senso di colpa”. Le reazioni adottate dal nostro ipotetico lui, descritte nell’esempio, sono il tasto giusto da toccare per scatenare in noi, appunto, il senso di colpa, l’anticamera della resa da parte della donna.

Il muso, le domande ossessive, l’aggressività, sono tutte reazioni che la paura e la rabbia del nostro partner utilizza per esprimere il proprio rimprovero, il proprio disprezzo (a volte si, anche quello!) e la volontà di imporsi, di punirci per quello che abbiamo fatto e che, ai suoi occhi, è un affronto, uno sgarbo.

Insieme alla volontà di punirci, di farci sentire in colpa, questi atteggiamenti sono anche strategie minatorie.  Un po’ come se il nostro compagno, con questi modi di fare, volesse minacciarci e spingerci a desistere dall’attuare certe scelte o a cambiare il nostro modo di essere. Lo fa per evitare che il suo mondo, le sue abitudini non vengano minacciate, non vengano stravolte, per non perdere il controllo sulla donna e sulla relazione,così che possa continuare, indisturbato, a gestire il rapporto nel modo che preferisce.

Anche questi atteggiamenti (muso, domande ossessive, aggressività) sono strategie che l’uomo mette in atto per avvisare la compagna che lui disapprova quello che ha fatto o che sta per fare. Sono un invito deciso a “rientrare nei ranghi”, un invito a non pretendere di avere iniziative, pena l’insorgere della sua critica, della sua rabbia. Un vero e proprio avvertimento.

Vediamo subito cosa NON fare in questi casi. La prima cosa da evitare assolutamente è quella di cedere, a nostra volta, alla rabbia nel vederci accusate e scatenare, così, un litigio. Mai, quindi, sbraitare e rivendicare in modo aggressivo il nostro legittimo diritto a gestire la nostra vita in piena libertà e, rifiutando i condizionamenti che ci vorrebbe imporre.

Evitare con cura di accusarlo della situazione tesa nella relazione e soprattutto non generalizzare con frasi tipo: “Sei sempre il solito. Ogni volta crei problemi” e via così. Tali frasi sono delle polveriere a cielo aperto ed hanno incorporata una miccia cortissima che, se pronunciate, si accenderebbe e in pochi secondi trasformerebbe la lite in un inferno.

In ogni situazione di questo tipo, la prima cosa da fare è un bel respiro e cercare di restare centrate, ben lucide e di misurare con cura le parole. Un esempio di risposta ad un “muso”, per esempio, potrebbe essere quella di tentare di sdrammatizzare con un abbraccio, una carezza, qualcosa che sciolga la tensione.

Se possibile, infatti, se lui ha il muso ma non in modo irato, irremovibile (come vedete esistono mille aspetti da considerare), possiamo provare a calmare il vuoto comunicativo che si è creato a causa del diverbio e del suo comportamento.

Colmare il vuoto, se possibile, è una delle prime cose da fare, poiché lasciando questa interruzione, questa lontananza emotiva così com’è, per timore di una sua reazione negativa o anche solo per una nostra ripicca, non è consigliabile. Riuscire a sdrammatizzare in questo caso con una battuta seguita da una manifestazione di affetto e rassicurazione, può aprirci la strada per arrivare a spiegare al nostro “lui” che non ha nulla da temere e che gli rinnoviamo il nostro amore, il nostro impegno nella relazione.

Vediamo il secondo caso, quello in cui può accadere che il partner ci tartassi con domande ossessive. Per questa eventualità dobbiamo adottare una maggiore attenzione. È sconsigliabile provare subito a sdrammatizzare o rispondere seccate al suo incalzare perché lo prenderà come un’ammissione di colpa (anche in totale assenza di colpa!).

La prima cosa da fare è sempre mantenere la calma, ascoltarlo pazientemente e rispondere nel modo più gentile possibile a quello che ci chiede. Metterlo subito di fronte al fatto che ci sta chiedendo cose assurde non sortirà alcun effetto positivo avrà, anzi, la capacità di irritarlo e farlo agitare ulteriormente.

Per poter affrontare l’argomento in modo serio e definitivo, dovremo aver superato questa fase, quando il partner, dopo aver ottenuto la nostra attenzione, si sarà tranquillizzato quel tanto che basta per portarlo a riflettere sul suo comportamento distruttivo.

Pazienza e discernimento, quindi: dobbiamo saper valutare la situazione di volta in volta e agire di conseguenza. Chiaramente, questa circostanza dovrà arrivare ad una risoluzione definitiva e non ripetersi all’infinito; in questo caso occorre riflettere bene sulla relazione e se non sia il caso di prendere delle decisioni drastiche.

Passiamo ora a valutare il caso in cui, il nostro compagno, abbia superato abbondantemente la fase “muso” e “domande ossessive” e sia già in piena attività, nella fase “aggressiva”.

In questo frangente dobbiamo riuscire a valutare in modo intuitivo, l’entità di questa aggressività, sempre nell’ottica primaria di proteggere la nostra persona da situazioni spiacevoli. Se la sua rabbia è già debordata in aggressività verbale, occorre vigilare per impedire che trascenda e degeneri.

In questo caso è meglio non replicare in modo aggressivo ma mostrarci decise parlando con calma pur facendo sentire la nostra determinazione in quello che diciamo. Evitiamo di accusarlo apertamente e in malo modo, del suo errore.

Facendolo non otterremo altro che un inasprimento della situazione. Se ci rendiamo conto che la situazione sta degenerando, prendiamo tutto il nostro coraggio e troviamo una scusa per uscire dal luogo dove si svolge la discussione. Se è in casa diciamo che dobbiamo fare una commissione urgente e usciamo. Se siamo in macchina adottiamo la stessa strategia, se possibile. Se ci troviamo in un locale pubblico abbiamo più margine di scelta perché avrà poche possibilità di nuocerci.

In ogni caso questa è la situazione più delicata delle tre perché descrive una circostanza che può trasformarsi velocemente in problema. La tecnica del “depistaggio”, che consiste nello smontare una persona fortemente aggressiva con risposte completamente avulse rispetto alle domande o alle affermazioni che potrebbe farci, potrebbe avere un effetto contrario su un partner infuriato ed irritarlo ulteriormente.

Come vediamo, le tecniche e le strategie sono diverse a seconda della situazione e dell’entità delle emozioni che sono in gioco nel rapporto. Molto cambia se, ad esempio, la relazione è datata, se è nata da poco o se il partner l’abbiamo appena conosciuto.

Alcuni accorgimenti possono essere validi per la vita professionale mentre, per la vita di relazione, potrebbero non essere sufficienti a risolvere il problema o, addirittura peggiorarlo.

Facciamo quindi molta attenzione al modo con cui ci poniamo verso il partner e verso la situazione critica che dobbiamo affrontare. Buon senso, determinazione e diplomazia possono fare miracoli.

In questa prima parte di “domande e risposte” sulla gelosia maschile, abbiamo affrontato alcune delle situazioni-tipo in cui la donna può trovarsi in difficiltà nel gestire le proprie emozioni cme pure l’emotività del partner geloso.

Nei prossimi articoli, che saranno pubblicati a breve, continueremo ad analizzare circostanze di questo tipo per cercare di comprendere quali sono le origini di questa emozione limitante, dannosa e, in alcuni casi estremi anche mortale. Riuscire ad individuare le motivazioni che stanno alla base di queste dinamiche e imparare ad adottare le giuste strategie, è molto importante anche per consolidare il rapporto.

A questo proposito ricordo l’esame dell’Affinità di Coppia che potete trovare qui: http://bit.ly/coppiaerelazione

Di seguito alcuni consigli di lettura

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