Smetti di cercare te stesso: sei già qui. Stai solo fingendo di non esserlo.

La ricerca di sé come scusa elegante per non agire

Quante volte l’hai sentita questa frase?
“Sto cercando me stesso.”
Detta con quell’aria grave, quasi solenne. Come se fosse un’impresa epica. Un viaggio spirituale. Una missione sacra.

E se ti dicessi che, molto spesso, è solo una bugia che ti racconti per non dover fare nulla?

Perché il punto non è che tu non sappia chi sei.
Il punto è che lo sai benissimo.
Ma fingere di non saperlo ti concede un alibi. Ti dà il permesso di rimandare. Di restare fermo. Di nasconderti dietro corsi, libri, ritiri, percorsi infiniti. Dietro una ricerca che non arriva mai a destinazione perché, in fondo, non vuole davvero arrivarci.

“Sto cercando me stesso” spesso significa:
“So chi sono, ma non ho il coraggio di esserlo.”

Diciamocelo senza giri di parole. Quando dici “mi sto cercando”, cosa stai davvero dicendo?
Che non hai ancora capito se preferisci il caffè o il tè? Il mare o la montagna?
O che, invece, sai perfettamente cosa vorresti fare, chi vorresti diventare, cosa vorresti dire… ma ti fa paura farlo?

La verità è scomoda, ma semplice: tu sai già.
Sai cosa ti accende.
Sai cosa ti spegne.
Sai quali persone ti fanno sentire vivo e quali ti svuotano.
Sai quale lavoro vorresti fare, quale vita vorresti costruire, quale versione di te vorresti incarnare ogni mattina quando apri gli occhi.

Il problema è che incarnarla fa paura.

Perché incarnarla significa esporti. Essere visto. Rischiare di deludere qualcuno. Rischiare di sbagliare. Rischiare di scoprire di non essere “abbastanza”.
E allora cosa fai? Ti rifugi nella ricerca.
“Non sono pronto.”
“Devo ancora capire.”
“Devo ancora lavorare su me stesso.”

Traduzione onesta: non ho ancora il coraggio.

Dopo anni di ricerca interiore… cosa hai davvero trovato?
Consapevolezza? O nuove, sofisticate giustificazioni?

Facciamo un esperimento mentale. Sei in ricerca da quanto tempo? Due anni? Cinque? Dieci?
Hai fatto mindfulness, meditazione, yoga. Hai letto ogni libro di crescita personale. Hai fatto terapia, journaling, costellazioni familiari, forse anche rebirthing. Tutti percorsi validi, senza dubbio.

Ma dimmi: dopo tutto questo, sei più vicino a chi vuoi essere?
O sei solo diventato più bravo a spiegarti perché non lo sei ancora?

Perché la ricerca senza azione è solo procrastinazione ben vestita.
È un loop elegante, infinito, in cui continui a scavare dentro di te aspettando la risposta. La rivelazione. Il momento in cui tutto diventerà chiaro e finalmente saprai chi sei.

Quel momento non arriva.
Non arriva perché non funziona così.

Non ti trovi scavando.
Ti trovi scegliendo.
Ti trovi agendo.
Ti trovi costruendo, pezzo dopo pezzo, la persona che vuoi essere.

La Tecnica Pure di Frederick Dodson: cambiare identità senza aspettare l’illuminazione

Frederick Dodson, nel libro “Universi Paralleli del Sé”, smonta completamente la narrativa classica della ricerca interiore introducendo la Tecnica Pure.

Il punto non è scoprire chi sei.
Il punto è decidere chi vuoi essere e iniziare a viverlo adesso. Senza aspettare il permesso dell’universo. Senza aspettare la benedizione di qualcuno.

Secondo Dodson esistono infinite versioni di te, in universi paralleli. Versioni che hanno fatto scelte diverse, preso strade diverse, incarnato qualità diverse.
Tu non devi “trovarti”. Devi solo scegliere quale versione vuoi essere e iniziare a comportarti come se lo fossi già.

È un cambio di identità volontario. In vita.
Senza aspettare l’illuminazione. Senza aspettare di sentirti pronto. Senza aspettare che le stelle si allineino.

La Tecnica Pure è semplice e spietata:
identifichi la versione di te che vuoi incarnare e inizi a fare le scelte che quella versione farebbe.

Non domani.
Non quando avrai guarito tutto.
Non quando avrai capito tutto.
Adesso.

Se vuoi essere una persona che si prende cura del corpo, inizi oggi.
Se vuoi essere una persona coraggiosa, affronti quella conversazione oggi.
Se vuoi essere una persona creativa, crei qualcosa oggi. Anche se è imperfetto. Anche se tremi.

Perché l’identità non si scopre.
Si costruisce.
Scelta dopo scelta. Azione dopo azione.

Esercizio “drastico”: la distanza tra chi sei e chi vuoi essere è fatta di paura

Ora fermati davvero. Prendi carta e penna, o apri un documento.
Se continui a leggere senza farlo, stai solo confermando tutto quello che hai letto finora.

Disegna due colonne.

Colonna 1: Chi sono oggi
Sii brutalmente onesto/a. Non chi sembri. Non chi mostri. Chi sei davvero quando nessuno ti guarda. Come agisci. Cosa eviti. Quali paure guidano le tue scelte.

Colonna 2: Chi voglio essere
La versione autentica, non perfetta. Quella che ti fa sentire vivo solo a immaginarla.

Ora guarda la distanza tra le due colonne.

Quella distanza non è un abisso da colmare con anni di ricerca.
È fatta di paura.
Paura di essere giudicato.
Paura di fallire.
Paura di perdere qualcuno se diventi davvero te stesso.

E sai qual è la verità?
Quella paura non sparisce cercandoti.
Sparisce solo quando inizi a sceglierti.

Quando inizi a fare, anche con le ginocchia che tremano, ciò che la versione migliore di te farebbe.

Non hai bisogno di trovarti.
Hai bisogno di sceglierti. Oggi.

Basta con la ricerca infinita. Basta con l’idea che da qualche parte, dentro di te, ci sia una risposta nascosta da scoprire.
Tu sai già. Lo sai da sempre.
Stai solo fingendo di non saperlo perché è più sicuro restare fermo.

La persona che vuoi essere non è nascosta in fondo a un pozzo nascosto nel tuo inconscio.
È qui. Ora.
Sta solo aspettando che tu smetta di cercare scuse e inizi a fare scelte. Piccole. Imperfette. Coraggiose.

Smetti di cercarti.
Inizia a costruirti.

La vera domanda non è “chi sono?”
È “chi voglio essere?”
E la risposta vive solo nell’azione.

Non hai bisogno di trovarti.
Hai bisogno di sceglierti. Oggi.

Buona Vita!

Vitiana Paola Montana

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